II. SI DEVE DANNEGGIARE IL LAVORO DEI CRISTIANI

II. SI DEVE DANNEGGIARE IL LAVORO DEI CRISTIANI Dato che i goim servono gli ebrei come bestie da soma, essi appartengono agli ebrei con tutte le loro facoltà e la loro vita: "La vita di un goi e tutte le sue capacità fisiche appartengono all'ebreo." (A. Rohl. Die Polem. p.20) È un assioma dei rabbini che l'ebreo possa prendere qualsiasi cosa appartenga ai cristiani per qualsiasi motivo, anche con la frode; e ciò non può essere definito rubare dato che è semplicemente prendere ciò che gli appartiene. Nel Babha Bathra (54b) si legge: "Tutte le cose che appartengono ai goim sono come un deserto; il primo che passa e le prende può rivendicarne la proprietà." 1. NON SI DEVE FAR SAPERE AI CRISTIANI SE PAGANO UN PREZZO TROPPO ALTO AD UN EBREO Nel Choshen Hammischpat (183,7) si legge: "Se mandi un messaggero a ritirare del denaro da un Akum e l' Akum paga più di quanto deve, il messaggero può tenersi la differenza. Ma se il messaggero non lo sa, la puoi tenere tu stesso." 2. GLI OGGETTI SMARRITI DEI CRISTIANI NON DEVONO MAI ESSERE LORO RESTITUITI Nel Choshen Hammischpat (226,1) si legge: "L'ebreo potrà tenere tutte le cose che trova, se sono di proprietà di un Akum, in quanto sta scritto: Restituisci a tuo fratello ci ò che è stato perduto (Deuter. XXII,3). Infatti, colui che restituisce (ai cristiani) un oggetto smarrito pecca contro la Legge in quanto aumenta il potere dei trasgressori della Legge. È lodevole, comunque, restituire gli oggetti smarriti, se ciò viene fatto in onore del nome di Dio, cioè, se a causa di ciò gli ebrei saranno lodati e considerate dai cristiani persone d'onore." 3. È PERMESSO FRODARE I CRISTIANI Nel Babha Kama (113b) si legge: "È permesso ingannare un goy." E nel Choshen Hammischpat (156,5. Hagah) si legge: "Se un ebreo fa buoni affari con un Akum, in certi posti non è permesso agli altri ebrei di venire e fare affari con lo stesso Akum. In altri luoghi, comunque, è diverso ed è permesso a un altro ebreo di andare dallo stesso Akum, circuirlo, fare affari con lui e prendere il suo denaro. Infatti la ricchezza dell' Akum deve essere considerata proprietà comune e appartiene al primo che può appropriarsene. C'è, comunque, chi dice che ciò non va fatto." Nel Choshen Hammischpat (183,7 Hagah) si legge: "Se un ebreo fa affari con un Akum e un fratello israelita sopravviene e froda l'Akum per mezzo di falsi pesi o misure o numeri, egli deve dividere il suo profitto con il suo fratello israelita, dato che entrambi hanno partecipato all'affare, e anche per aiutarlo." 4. UN EBREO PU0' FINGERE DI ESSER UN CRISTIANO PER INGANNARE I CRISTIANI Nello Iore Dea (157,2. Hagah) si legge: "Se un ebreo può ingannarli (gli idolatri) fingendo di essere un adoratore di stelle, gli è permesso farlo." 5. AGLI EBREI È PERMESSO ESERCITARE L'USURA NEI CONFRONTI DEI CRISTIANI Nell'Abhodah Zarah (54a) si legge: "È permesso esercitare l'usura nei confronti degli apostati caduti in idolatria." E nello Iore Dea (159,1) si legge: "È permesso, secondo la Torah, prestare denaro ad usura ad un Akum. Alcuni anziani comunque negano ciò eccetto nel caso di vita o di morte. Al giorno d'oggi è permesso per qualsiasi motivo." III. I CRISTIANI DEVONO ESSERE DANNEGGIATI NELLE QUESTIONI LEGALI 1. ALL'EBREO È PERMESSO MENTIRE E GIURARE IL FALSO PER FAR CONDANNARE UN CRISTIANO Nel Babha Kama (113a) si legge: "Il nostro insegnamento è il seguente: Quando un ebreo e un goi appaiono in tribunale, assolvi l'ebreo, se puoi, secondo le leggi d'Israele. Se il goi vince, digli che ciò è quanto la nostra legge richiede. Se, comunque, l'ebreo può essere assolto secondo la legge dei gentili, assolvilo e digli che ciò è fatto secondo le nostre leggi. Se ciò non può essere fatto, procedi con durezza contro il goi, come consiglia il rabbino Ischmael. Il rabbino Akibha, comunque, sostiene che non si può agire con frode per non profanare il Nome di Dio, e per non avere un ebreo rinviato a giudizio per spergiuro." Una nota a margine, comunque, spiega questa precisazione del rabbino Akibha come segue: "Il nome di Dio non viene profanato se il goi non sa che l'ebreo ha mentito." E più avanti, il Babha Kama (113b) dice: "Il nome di Dio non è profanato quando, per esempio, un ebreo mente ad un goi dicendo: 'Io ho dato qualcosa a tuo padre, ma egli è morto; tu me lo devi restituire,' purchè il goi non sappia che tu stai mentendo." 2. È PERMESSO AD UN EBREO GIURARE IL FALSO CON COSCIENZA PULITA Nel Kallah (1b, p.18) si legge: "Essa (la madre del mazmer) gli disse, 'Giura davanti a me.' E il rabbino Akibha giurò con le labbra, ma nel suo cuore invalidò il giuramento.' Un concetto simile si trova nello Schabbuoth Hagahoth del rabbino Ascher (6d): "Se il magistrato di una città costringe gli ebrei a giurare che non fuggiranno da quella città e che non ne asporteranno cosa alcuna, essi potranno giurare il falso dicendo a se stessi che non fuggiranno quel giorno, e che non asporteranno cosa alcuna dalla città solo in quel giorno." IV. I CRISTIANI DEVONO ESSERE DANNEGGIATI NELLE COSE NECESSARIE ALLA SOPRAVVIVENZA Gli ebrei non dovranno risparmiare nessun mezzo per combattere i tiranni che li tengono in questa Quarta Cattività al fine di liberarsene. Essi devono combattere i cristiani con l'astuzia e non fare nulla per evitare che il male li colga: i loro malati non devono essere curati, le donne cristiane non devono essere aiutate durante il parto, e i cristiani non devono essere salvati se in pericolo di morte. 1. UN EBREO DEVE SEMPRE CERCARE DI INGANNARE I CRISTIANI Nello Zohar (I,160a) si legge: "Il rabbino Jehuda gli ha detto (al rabbino Chezkia): 'È degno di lode colui che è capace di liberarsi dai nemici di Israele, e sono molto degni di lode i giusti che si liberano da essi e li combattono.' Il rabbino Chezkia chiese, 'Come dobbiamo combatterli?' Il rabbino Jehuda disse, 'Con saggi consiglifarai guerra contro di loro. (Proverbi, cap.24,6). Con che tipo di guerra? Il tipo di guerra che ogni figlio d'uomo deve combattere contro i suoi nemici, e che Giacobbe usò contro Esaù – quando possibile, con l'inganno e la frode. Essi devono essere combattuti senza posa, fino a che il giusto ordine non sia ristabilito. È perciò con soddisfazione che dico che noi ci dobbiamo liberare da loro e regnare su di loro." 2. NON SI DEVE AIUTARE UN CRISTIANO AMMALATO Nello Iore Dea (158,1) si legge: "Gli Akum non devono essere curati, nemmeno per denaro, a meno che ciò non provochi la loro inimicizia." 3. NON SI DOVRA' AIUTARE LA DONNA CRISTIANA DURANTE IL PARTO Nell' Orach Chaiim (330,2) si legge: "Nessun aiuto, benchè minimo, dovrà essere prestato ad una donna Akum durante il parto in giorno di sabato, in quanto il sabato non deve essere violato." 4. NON SI DOVRA' AIUTARE UN CRISTIANO IN PERICOLO DI MORTE Nel Choshen Hammischpat (425,5) si legge: "Se vedete un eretico che non crede nalla Torah cadere in un pozzo con una scala, affrettatevi immediatamente e portatela via dicendogli 'Devo andare a prendere mio figlio giù da un tetto. Ti riporterò la scala immediatamentÈ o qualcosa del genere. I Kuthaei, comunque, che non sono nostri nemici e che si prendono cura delle pecore degli israeliti, non devono essere uccisi direttamente, ma non devono essere salvati dalla morte." E nello Iore Dea (158,1) si legge: "Gli Akum che non sono nostri nemici non devono essere uccisi direttamente, ciò non ostante essi non dovranno essere salvati dal pericolo di morte. Per esempio, se vedete uno di essi cadere in mare, non tiratelo su a meno che egli non vi prometta del denaro." Maimonide nello Hilkhoth Akum X,1. Non licet misereri eorum; quia dicitur: "Ne misereberis eorum"1). Idcirco, si quis viderit Adum pereuntem, vel aquis demersum, ne opem ferat. Si eum morti proximum viderit, ne eripiat morti. Attamen manu sua eum perdere, praecipitem in puteum dare, vel siquid huic simile, nefas est, quia nobiscum bellum non gerit. Maimonide, nello Hilkhoth Akum (X,1) dice: "Non abbiate pietà di loro: infatti, è detto (Deuter. VII,2): Non mostrate loro pietà. Perciò, se vedete un Akum in difficoltà o annegare, non andate in suo aiuto. E se egli fosse in pericolo di morte, non salvatelo. Ma non è giusto ucciderlo con la vostra mano spingendolo nel pozzo o in altro modo, dato che essi non sono in guerra contro di noi." Articolo II - I CRISTIANI DEVONO ESSERE UCCISI INFINE, il Talmud comanda che i cristiani siano uccisi senza pietà. Nell' Abhodah Zarah (26b) si legge: "Eretici, traditori e apostati devono essere gettati in un pozzo e non devono essere soccorsi." E nel Choshen Hammischpat (388,10) si legge: "Le spia dovrà essere uccisa, anche ai nostri giorni, dovunque si trovi. Essa può essere uccisa anche prima che confessi. E anche se ammette di aver voluto solo far del male a qualcuno, e se il male che voleva fare non era molto grande, è sufficiente per condannarla a morte. Essa comunque deve essere avvertita di non confessare in questa maniera. Ma se impudentemente essa dice "No, lo confesserò!" allora dovrà essere uccisa, il prima possibile. Se non c'è tempo per avvertirla, non è necessario farlo. Alcuni dicono che un traditore deve essere messo a morte solo quando è impossibile liberarsene mutilandolo, cioè, tagliandogli la lingua o strappandogli gli occhi, ma se ciò è possibile non dovrà essere ucciso, dato che egli non è peggiore di altri che ci perseguitano." E nello Choshen Hamm.di nuovo (388,15) si legge: "Se si può dimostrare che qualcuno ha tradito Israele tre volte, o che ha dato il denaro di israeliti agli Akum, si dovrà trovare il modo, dopo prudente considerazione, di eliminarlo dalla faccia della terra." Quinimo, ipsum studium Legis Iudaeorum mortis poenam meretur. Sanhedrin 59 a: R. Iochanan dicit: Goi scrutans legem, reus est mortis. Il cristiano che viene scoperto a studiare la Legge d'Israele merita la morte. Nel Sanhedrin (59a) si legge: "Il rabbino Jochanan dice: Un goi che ficca il naso nella Legge è colpevole di morte." II. Occidendi sunt Baptisma suscipientes Iudaei. Hilkhoth Akum X,2: Haec dicta sunt 1) de idolatris. Sed Israelitarum illos, qui a religione desciverint, vel Epikurei evaserint, trucidare, atque ad inferos usque persequi iubemur. Quippe affligunt Israelem, populumque a Deo avertu