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ciao Biglino

#Vietnam http://ucs.nd.edu/learn/#Vietnam/ Analisi accademica: risposte cristiane alla persecuzione in #Vietnam

#India, #Sri #Lanka, #Vietnam, #Laos, #Pakistan, #Indonesia
Panel: risultati dall'Asia meridionale, con il dott. Paul Bhatti, consigliere del Primo ministro del #Pakistan per gli affari delle minoranze
Moderatore: Chad Bauman, Butler #University
Relatori: Robert Hefner, #Università di Boston
James Ponniah, #Università di Madras
Reginald Reimer, esperto di cristianesimo in #Vietnam e #Laos
Sara Singha, Georgetown #University
#Demografia cristiana
Circa nove milioni, o dieci per cento, della popolazione #Vietnamita di 93 milioni sono cristiani, e di questi circa sette milioni sono cattolici e due milioni sono protestanti evangelici. I cattolici in #Vietnam sono prevalentemente Kinh (#Vietnamiti etnici), mentre ben tre quarti degli evangelici appartengono alle molte minoranze etniche del #Vietnam, che comprendono solo il 14% della popolazione totale. La più rapida crescita delle comunità cristiane è tra questi gruppi minoritari.
Storia della comunità cristiana #Vietnamita

Il cattolicesimo è stato presente nel paese sin dal 1600, ma il protestantesimo evangelico è arrivato più recentemente, verso la fine del secolo scorso. A metà degli anni '70, il #Vietnam del Nord e del Sud era unificato sotto un unico regime comunista, cambiando drasticamente l'esperienza religiosa del paese. Il primo decennio dopo l'acquisizione da parte dei comunisti, spesso definito "il decennio oscuro" di coloro che sopravvissero, fu segnato da brutali azioni anti-cristiane e molti cattolici ed evangelici cessarono di radunarsi per il culto della congregazione. Un certo numero di preti cattolici e pastori evangelici Kinh furono imprigionati, ma il grande contingente di evangelici di Montagnard negli altopiani centrali del #Vietnam ne soffrì di più. Praticamente tutte le chiese montagnard furono chiuse, le congregazioni sciolte e i dirigenti della chiesa imprigionati in condizioni dure.
La fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, tuttavia, ha visto una rapida crescita del numero di cristiani tra le minoranze etniche Montagnard e Hmong, incoraggiati dai dirigenti della chiesa evangelica che hanno rifiutato di cessare l'evangelizzazione. Ciò ha accelerato una campagna governativa sistematica per obbligare i recenti convertiti a rinunciare alla loro fede e tornare all'animismo tradizionale. Alcuni convertiti hanno ritrattato, ma molti altri hanno continuato tranquillamente a praticare il cristianesimo o sono fuggiti in altre regioni del paese dove speravano che la repressione sarebbe stata inferiore.
Situazione attuale

Mentre il governo comunista #Vietnamita si è allontanato dalla dottrina marxista-leninista nel regno dell'economia, continua a considerare la religione in generale, e il cristianesimo in particolare, come una minaccia per l'ordine sociale. Questo pregiudizio contro la religione è accresciuto dal retaggio della guerra del #Vietnam, che riguarda in particolare l'atteggiamento e il trattamento del #Vietnamismo verso il cristianesimo evangelico; è considerato straniero, non autenticamente #Vietnamita e quindi sospetto. Tutte le istituzioni religiose sono rigorosamente regolate dal Comitato governativo per gli affari religiosi, una burocrazia ben attrezzata con una lunga portata.

Da un'ordinanza del 2004 sulla religione, il governo ha spostato da una politica di "sradicamento" a uno di "contenimento", ma continua a infliggere pesanti repressioni e severe discriminazioni, tra cui negando i permessi alle chiese e le carte di identificazione richieste per una vasta gamma di servizi alle persone. I dirigenti della chiesa domestica e dei nuovi convertiti vengono spesso convocati per le sessioni di interrogatorio. Questi problemi derivano sia dal basso che dal livello più alto del governo; i leader locali spesso si rifiutano di seguire le politiche ufficiali in materia di tolleranza religiosa, ma i funzionari nazionali tendono a trascurare la loro negligenza, fornendo poco in termini di applicazione.
Un riassunto delle risposte cristiane alla persecuzione in #Vietnam

La risposta dominante dei cristiani #Vietnamiti alla repressione religiosa è stata quella della sopravvivenza e della resistenza, ma negli anni più recenti, mentre la persecuzione si è leggermente attenuata, si sono anche impegnati in strategie di associazione e confronto.
Nei primi anni dopo l'acquisizione comunista, i cristiani evangelici si concentrarono sulla sopravvivenza. Temendo il peggio dal comunismo, le piccole denominazioni più recenti si unirono volontariamente alla Chiesa evangelica dominante del #Vietnam (Sud) nella convinzione che l'unità potesse fornire un po 'di sicurezza. Lo stesso ECVN (S) ha assunto una posizione passiva-aggressiva. Nel 1976 riuscì a resistere al tentativo del governo di formare una Chiesa evangelica unita, controllata dallo stato, patriottica, sebbene alcuni dei suoi pastori fossero stati cooptati. Per più di un decennio, la sfiducia tra la chiesa spaventosa e il governo ostile è rimasta così profonda che non è stato possibile un dialogo utile.
I cattolici in #Vietnam, sotto la guida agile dei loro vescovi, presero un approccio leggermente diverso e non andarono male come gli evangelici dopo l'unificazione sotto il comunismo. Sebbene fossero stati sostenitori anticomunisti, dopo la vittoria comunista i vescovi cattolici hanno annunciato che non avrebbero resistito alla nuova realtà
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ #JHWH #holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ #JHWH #holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ #JHWH #holy holy holy ] i am [ #JHWH #holy holy holy ] oh my Israel

#Vietnam http://ucs.nd.edu/learn/#Vietnam/ Scholarly Analysis: Christian Responses to #Persecution in #Vietnam

#India, #Sri #Lanka, #Vietnam, #Laos, #Pakistan, #Indonesia
Panel: Findings from South Asia, with Dr. Paul Bhatti, Advisor to the Prime Minister of #Pakistan for Minority Affairs
Moderator: Chad Bauman, Butler #University
Speakers: Robert Hefner, Boston #University
James Ponniah, #University of Madras
Reginald Reimer, Expert on Christianity in #Vietnam & #Laos
Sara Singha, Georgetown #University
Christian Demographics
About nine million—or ten percent—of #Vietnam’s population of 93 million are Christians, and of these approximately seven million are Roman Catholic and two million are evangelical Protestants. Catholics in #Vietnam are predominantly Kinh (ethnic #Vietnamese), while a full three quarters of evangelicals belong to #Vietnam’s many ethnic minorities, which comprise only 14 percent of the total population. The most rapid growth of Christian communities is among these minority groups.
History of the #Vietnamese Christian Community

Catholicism has been present in the country since the 1600s, but evangelical Protestantism arrived more recently, around the turn of the last century. In the mid-1970s, North and South #Vietnam were unified under a single communist regime, drastically changing the country’s religious experience. The first decade after the communist takeover—often called the “dark decade” by those who survived it—was marked by brutal anti-Christian actions, and many Catholics and evangelicals ceased gathering for congregational worship. A number of Kinh Catholic priests and evangelical pastors were jailed, but the large contingent of Montagnard evangelicals in #Vietnam’s Central Highlands suffered the most. Virtually all Montagnard churches were closed, congregations disbanded, and church leaders imprisoned under harsh conditions.
The late 80s and early 90s, however, saw rapid growth in the number of Christians among both the Montagnard and Hmong ethnic minorities, encouraged by evangelical house church leaders who refused to cease evangelization. This precipitated a systematic government campaign to force recent converts to renounce their faith and return to traditional animism. Some converts recanted, but many more quietly continued to practice Christianity or else fled to other regions of the country where they hoped repression would be less.
Current Situation

While #Vietnam’s communist government has moved away from Marxist-Leninist doctrine in the realm of economics, they continue to regard religion in general, and Christianity in particular, as a threat to the social order. This bias against religion is augmented by the legacy of the #Vietnam War, which affects #Vietnam’s attitude toward and treatment of evangelical Christianity especially; it is considered foreign, not authentically #Vietnamese, and therefore suspect. All religious institutions are strictly regulated by the Government Committee of Religious Affairs, a well-resourced bureaucracy with a long reach.

Since a 2004 ordinance on religion, the government has shifted froma policy of “eradication” to one of “containment,” but it continues to inflict heavy repression and harsh discrimination, including denying permits to churches and the identification cards required for a wide range of services to individuals. Leaders of house church as well as new converts are frequently summoned for interrogation sessions. These problems stem from both the bottom and the top levels of government; local leaders often refuse to follow official policies regarding religious tolerance, but national officials tend to overlook their negligence, providing little in the way of enforcement.
A Summary of Christian Responses to #Persecution in #Vietnam

The dominant response of #Vietnamese Christians to religious repression has been that of survival and endurance, but in more recent years, as #Persecution has eased slightly, they have also engaged in strategies of association and confrontation.
In the early years after the communist takeover, evangelical Christians focused on survival. Fearing the worst from communism, the small, newer denominations voluntarily joined the dominant Evangelical Church of #Vietnam (South) in the belief that unity could provide some safety. The ECVN(S) itself took a passive-aggressive position. In 1976 it managed to resist an attempt of the government to form a state-controlled, patriotic, United Evangelical Church, though a few of its pastors were coopted. For more than a decade, mistrust between the fearful church and the hostile government remained so deep that useful dialogue did not occur.
Catholics in #Vietnam, under the agile leadership of their bishops, took a slightly different approach and did not fare as badly as evangelicals after unification under communism. Though they had been anti-communist stalwarts, after the communist victory Catholic bishops announced that they would not resist the new reality and would do their part to help build a better post-war society. Though viewed suspiciously by the authorities, the gesture was nevertheless remembered. Additionally, the millions of Catholics represented a critical mass which gave the new rulers pause. For the most part, the main diocesan structure went quietly about its business, although a few Catholic bishops regularly spoke out.

At times, Christians in #Vietnam have been forced to ensure their survival by fleeing. After reunification, for instance, as the ramifications of communism became clear, many evangelicals and Catholics left the country. Another wave of refugees fled in the early 2000s after a heavy crackdown on Montagnard Christians who had protested confiscation of land and other acts of repression. Additionally, the intense and sustained #Persecution of the Hmong evangelical movement contributed directly to the decision of Hmong in the Northwest Mountainous Region to flee to the Central Highlands. Since this migration began in the mid-1990s, not fewer than 45,000 Christian Hmong have made this 800-mile journey.
#Vietnamese Christians who have chosen to remain and endure have developed strategies for maintaining existing communities. During waves of crackdown, as in the late 1990s when many house churches were raided and leaders interrogated, evangelicals found that by breaking into smaller groups, rotating locations, and changing meeting times they could often evade authorities. Some even found opportunities to respectfully explain their faith to their interrogators, although, in the face of #Persecution and fear, others recanted.
Christians have also responded to discrimination, #Persecution, and repression by pushing back against it. This can range from quiet appeals to #Vietnam’s constitution and laws, to tough but respectful negotiations with authorities, to large demonstrations, and even to confrontational public shaming of officials guilty of gross injustices. These approaches developed slowly in the communist era but became more pervasive than some observers expected. The most successful strategies involve building respectful relationships with government officials and nudging for small, incremental changes; however, success remains modest.

#Vietnam’s Catholics have at times employed confrontational strategies by organizing protests over land confiscation (though as demonstrations were not allowed, they called the events “prayer vigils”). Perhaps the best known such protest occurred in central Hanoi in late 2007 when the government announced it would sell to developers the Papal nunciature which had stood vacant on a valuable large lot for decades. It became a rallying point for Catholics who gathered in the thousands for prayer vigils at the site. After very tense confrontations, the Catholic demonstrators achieved a victory of sorts. The government, instead of making a multi- million-dollar sale that stank of corruption, felt pressured to turn the building into a public library and surrounding park. Other protests over historic Catholic property, however, did not achieve even such half-victories.

Since the late 1980s, fraternal contact with church communities abroad have also resumed. Victims of #Persecution could be directly interviewed, and details about Christian #Persecution became more widely known. Indigenous believers were trained to accurately record #Persecution stories and write petitions to officials. In one instance, activists obtained access to government documents revealing plans to suppress Christianity in #Vietnam. The activists then formed alliances with supporters abroad, eliciting a stream of petitions against the government from both inside and outside the country. Generally, though, advocacy and protest have limited results.
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#Uzbekistan http://ucs.nd.edu/learn/#Uzbekistan/
Analisi accademica: risposta cristiana alla persecuzione in #Uzbekistan

#Uzbekistan, #Kazakistan, #Kirghizistan, #Tagikistan e #Turkmenistan

Panel: risultati dall'Asia centrale, con Rt. Rev. Borys Gudziak, vescovo eparchiale ucraino in Francia, Benelux e Svizzera
Moderatore: Kent Hill, World Vision
Relatori: Kathleen Collins, #Università del Minnesota
Karrie Koesel, #Università di Notre Dame
Fenggang Yang, Purdue #University
#Demografia cristiana

Secondo i dati pubblicati dalla CIA, la popolazione dell'#Uzbekistan è composta principalmente da musulmani sunniti (88%). I cristiani ortodossi orientali costituiscono il singolo più grande gruppo religioso minoritario del paese, che costituisce il 9% della popolazione, la maggior parte dei quali è etnicamente russa. Il restante 3% della popolazione pratica altre tradizioni religiose, tra cui un piccolo numero di cattolici, ebrei, cristiani coreani e musulmani sciiti.
Storia della comunità cristiana

La comunità cristiana uzbeka abita un nesso storico attraverso il quale importanti imperi musulmani, cristiani, atei e altri religiosi hanno combattuto e tentato di far rispettare specifiche visioni demografiche o ideologiche. L'#Uzbekistan un tempo ospitava una grande comunità cristiana orientale; tuttavia, le politiche mongole hanno preso di mira e in gran parte espulso questi cristiani. L'impero russo, al contrario, conquistò la regione e incoraggiò l'importazione di cristiani ortodossi russi, gli stessi ortodossi che furono successivamente soppressi dall'Unione Sovietica. Nell'era post-sovietica, la Chiesa ortodossa russa ha conquistato il primato nazionale in #Russia, mentre le tensioni tra gruppi etnici russi e musulmani hanno alimentato il disgusto ufficiale verso le comunità ortodosse russe in altri ex Stati sovietici, incluso l'#Uzbekistan.
Situazione attuale della comunità cristiana

 #Uzbekistan contemporaneo, la maggior parte della legge fondamentale proclama la protezione delle libertà religiose; tuttavia, la politica del governo e la discriminazione della società diretta contro i gruppi religiosi minoritari, inclusi i cristiani, sono inferiori e invertono questi obiettivi. Il Dipartimento di Stato ha classificato l'#Uzbekistan come un "paese di particolare preoccupazione" per le violazioni della libertà religiosa dal 2006. In particolare, il governo mantiene regole severe che regolano la registrazione dei gruppi religiosi e la condotta degli attori religiosi, imponendo severe sanzioni per non conformità. Il proselitismo è vietato nel paese, i gruppi religiosi devono avere almeno 100 membri di età superiore ai 18 anni e un indirizzo legale per registrarsi in quanto tale, ei gruppi non registrati non possono stampare letteratura religiosa, svolgere servizi di preghiera, ordinare clero o condurre molti dei funzioni essenziali per la pratica di ogni fede. I funzionari spesso rifiutano i ripetuti tentativi di piccole denominazioni cristiane di ottenere la registrazione.

Inoltre, il governo mantiene il potere di designare alcuni gruppi religiosi come estremisti, rimuovendo qualsiasi riconoscimento ufficiale ad essi collegato e sottoponendo i loro membri e organizzatori a severe pene, incluso il prolungato carcere. Secondo alcuni rapporti, ai membri di tali gruppi è stato proibito leggere le Scritture, pregare e condurre altre attività di base durante i loro confini. Il governo ha in gran parte mirato i gruppi musulmani affiliati non statali in base a questa regola, ma il targeting dei cristiani è stato pervasivo. Ciò include raid, multe, arresti di individui per possesso di letteratura religiosa "illegale" e condanna a campi di lavoro.

Oltre alla persecuzione guidata dallo stato, i cristiani e in particolare i russi in #Uzbekistan affrontano la discriminazione sociale, mentre gli uzbeki etnici hanno dovuto fare pressioni affinché non si convertissero al cristianesimo. Tali violazioni prolungate della libertà religiosa minacciano di spingere i cristiani praticanti, eliminare la loro capacità di attrarre nuovi convertiti e gradualmente ridurre la comunità cristiana in #Uzbekistan.
Risposte alla persecuzione

Gruppi cristiani in #Uzbekistan hanno risposto alla persecuzione in vari modi, sebbene nessuno dei loro sforzi abbia fermato con successo la crescente repressione del regime. All'inizio degli anni '90, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'#Uzbekistan ha goduto di una breve rinascita religiosa, ma qualsiasi evangelizzazione avvenuta nei decenni precedenti è andata sottoterra. La strategia chiave ora è l'invisibilità.

La sopravvivenza è il primo obiettivo per la maggior parte dei cristiani nel regno post-sovietico, e alcune chiese vedono la chiave per sopravvivere nella legalità. Quindi, molti cristiani hanno circoscritto la loro tipica attività per conformarsi allo stato, evitando la politica e apparendo per accettare un ruolo privato. La Chiesa cattolica, la Chiesa luterana e la Chiesa apostolica armena in Asia centrale, tutte le chiese più antiche che esistevano durante l'era sovietica, hanno mantenuto una posizione legale e politicamente silenziosa sin dall'indipendenza. Tuttavia, anche questo approccio cauto non ha impedito un maggiore controllo del governo.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

 AVE MARIA PIENA DI GRAZIA IL SIGNORE è CON TE! “Mene, tekel, peres”: “Mene: YHWH ha computato il tuo regno e vi ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulla bilance e trovato scarso. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 5, 26-28).: burn Satana in #Jesus's name, amen. alleluia.. drink your poison made by yourself ] burn Satana in #Jesus's name, amen alleluia

#Uzbekistan http://ucs.nd.edu/learn/#Uzbekistan/
Scholarly Analysis: Christian Response to #Persecution in #Uzbekistan

#Uzbekistan, #Kazakhstan, #Kyrgyzstan, #Tajikistan, #Turkmenistan

Panel: Findings from Central Asia, with Rt. Rev. Borys Gudziak, Ukrainian Eparchial Bishop in France, Benelux, and Switzerland
Moderator: Kent Hill, World Vision
Speakers: Kathleen Collins, #University of Minnesota
Karrie Koesel, #University of Notre Dame
Fenggang Yang, Purdue #University
Christian Demographics

According to data published by the CIA, the population of #Uzbekistan consists primarily of Sunni Muslims (88 percent). Eastern Orthodox Christians constitute the single largest religious minority group in the country, composing 9 percent of the population, most of whom are ethnically #Russian. The remaining 3 percent of the population practice other religious traditions, including small numbers of Roman Catholics, Jews, Korean Christians, and Shi’a Muslims.
History of the Christian Community

The Uzbek Christian community inhabits a historical nexus point across which major Muslim, Christian, atheist, and other religiously oriented empires have done battle and attempted to enforce specific demographic or ideological visions. #Uzbekistan once sheltered a large Eastern Christian community; however, Mongol policies targeted and largely expelled these Christians. The #Russian Empire, by contrast, conquered the region and encouraged the importation of #Russian Orthodox Christians—the same Orthodox who were subsequently suppressed by the Soviet Union. In the post-Soviet era, the #Russian Orthodox Church has gained national primacy in #Russia, while tensions between #Russian and Muslim ethnic groups have fueled official distaste toward #Russian Orthodox communities in other former Soviet States, including #Uzbekistan.
Current Situation of the Christian Community

In contemporary #Uzbekistan, most basic law proclaims the protection of religious freedoms; however, government policy and societal discrimination directed against minority religious groups—including Christians—undercut and reverse these aims. The State Department has classified #Uzbekistan as a “country of particular concern” for violations of religious freedom since 2006. In particular, the government maintains strict rules regulating the registration of religious groups and conduct of religious actors, imposing severe penalties for non-compliance. Proselytizing is banned in the country, religious groups must have at least 100 members over the age of 18 and a legal address to register as such, and unregistered groups may not print religious literature, conduct prayer services, ordain clergy, or conduct many of the functions essential to the practice of any faith. Officials often reject the repeated attempts of smaller Christian denominations to obtain registration.

In addition, the government maintains the power to designate certain religious groups as extremist, removing any official recognition attached to them and subjecting their members and organizers to severe penalties, including prolonged jailing. According to some reports, members of such groups have been prohibited from reading scripture, praying, and conducting other basic activities during their confinements. The government has largely targeted non-state affiliated Muslim groups under this rule, but targeting of Christians has been as pervasive. This includes raids, fines, the arrest of individuals for possessing “illegal” religious literature, and sentencing to labor camps.

In addition to state-led #Persecution, Christians and in particular #Russians in #Uzbekistan face societal discrimination, while ethnic Uzbeks faced pressure not to convert to Christianity. Such protracted violations of religious freedom threaten to push out practicing Christians, eliminate their ability to attract new converts, and gradually shrink the Christian community in #Uzbekistan.
Responses to #Persecution

Christian groups in #Uzbekistan have responded to #Persecution in a variety of ways, although none of their efforts have successfully stopped the regime’s increasing repression. In the early 1990s, after the dissolution of the Soviet Union, #Uzbekistan enjoyed a brief religious revival, but any evangelism that took place in previous decades has gone underground. The key strategy now is invisibility.

Survival is the first goal for most Christians in the post-Soviet realm, and some churches see the key to survival in legality. Hence, many Christians have circumscribed their typical activity to comply with the state, avoiding politics and appearing to accept a private role. The Catholic Church, the Lutheran Church, and the Armenian Apostolic Church in Central Asia, all older churches that existed during the Soviet era, have maintained a legal and politically quietist position since independence. However, even this cautious approach has not prevented increased government control. On the other hand, a few churches have shown that strategies of engagement and network-building with local government officials may be possible in certain circumstances. In one case, a local Protestant church ultimately achieved legal status after many years of operating as a network of unregistered house churches. Since then, this church network across #Uzbekistan has expanded to sixty churches, and it serves local communities through its charitable work. However, such outreach is not without risks.

Despite the repression they face, most churches in #Uzbekistan are reluctant to turn to international actors for help. In part this is due to fear of government retaliation and a suspicion of strangers, but it is also hindered by a cultural rift between religious communities and civil society groups, which are generally very secular. However, at least some local Christian churches have accepted assistance from international actors, including one pastor who was released from prison after intervention from the US Ambassador-at- Large for International Religious Freedom. Such instances remain rare, however. Most Christians groups are small, highly fragmented, and unorganized, with little ability to communicate. There are few opportunities for organized, civil-society dialogue.

The #Russian Orthodox Church is an exception to the oppression faced by other Christian groups in #Kyrgyzstan. To achieve its goals of monopolizing Christianity in the region and driving out competitors, the Orthodox Church has established good relations with the regime in power and with the Muslim Spiritual Board, the state body that organizes and controls an Islamic hierarchy in the country. In large part, their strategies have been successful. The #Russian Orthodox Church has reclaimed many pre-Soviet-era buildings and opened new churches—even in areas where the Orthodox community appears to be extinct—and it has gained the right to run religious classes for all and to open multiple seminaries. This is particularly striking when almost all other religious education—including for Muslims—has been banned.

Many Christians in #Uzbekistan have also chosen emigration, although motives for these moves are multi-causal. The vast majority of #Russian émigrés, although they are nominally Orthodox Christian, have left for reasons other than religious oppression. Rising nationalism and changing language laws in the late 1980s triggered a wave of out-migration of ethnic Europeans (the majority of Christians) even before the Soviet collapse. Since 1989, the number of ethnic Christians in #Uzbekistan has dropped as the number of Muslims have grown.
In contemporary #Uzbekistan, most basic law proclaims the protection of religious freedoms; however, government policy and societal discrimination directed against minority religious groups—including Christians—undercut and reverse these aims, and the State Department has classified #Uzbekistan as a “country of particular concern” for violations of religious freedom since 2006.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ #JHWH #holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ #JHWH #holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ #JHWH #holy holy holy ] i am [ #JHWH #holy holy holy ] oh my Israel

#Turkmenistan. Analisi accademica: risposta cristiana alla persecuzione in #Turkmenistan

#Uzbekistan, #Kazakistan, #Kirghizistan, #Tagikistan e #Turkmenistan

Panel: risultati dall'Asia centrale, con Rt. Rev. Borys Gudziak, vescovo eparchiale ucraino in Francia, Benelux e Svizzera
Moderatore: Kent Hill, World Vision
Relatori: Kathleen Collins, #Università del Minnesota
Karrie Koesel, #Università di Notre Dame
Fenggang Yang, Purdue #University
#Demografia cristiana

Il #Turkmenistan è l'89% musulmano e il 9% orientale ortodosso (più specificamente russo ortodosso). Il restante 2% comprende cristiani protestanti e cattolici. Sebbene la parte del leone delle organizzazioni registrate ufficialmente nel paese siano musulmani sunniti, ci sono organizzazioni registrate che agiscono per conto di questi piccoli gruppi cristiani.
Storia della comunità cristiana

Molti cristiani in #Turkmenistan credono che il cristianesimo sia stato introdotto nel #Turkmenistan nel quarto secolo. Poi scomparve quasi del tutto nel XIV secolo quando la stragrande maggioranza dei turkmeni divenne musulmana. Essere trasformati in una repubblica socialista sovietica come parte della sua integrazione nell'URSS significava un afflusso di russi e ucraini all'inizio del XX secolo; continuano a costituire la stragrande maggioranza degli aderenti ortodossi russi nel paese.
Situazione attuale della comunità cristiana

Poiché i gruppi cristiani sono finanziati in modo indipendente, il loro clero non è soggetto al controllo del Consiglio di Stato per gli affari religiosi; tuttavia, questo è uno dei pochissimi vantaggi che la comunità cristiana può vantare sulla comunità musulmana turkmena. Il proselitismo è illegale nel paese, e non è permesso tenere servizi religiosi e dirigere un'educazione religiosa per gruppi non registrati. Anche i missionari stranieri e le organizzazioni religiose sono proibiti. I testimoni di Geova sono spesso incarcerati per aver rifiutato il servizio militare. I gruppi religiosi non possono essere coinvolti in politica, e i finanziamenti stranieri per le organizzazioni religiose sono fortemente limitati e strettamente monitorati. Indossare abiti religiosi in pubblico è proibito. Inoltre, le autorità abusano frequentemente di membri di religioni non registrate in custodia, torturando abitualmente i detenuti. Per questi motivi, l'USCIRF ha inserito il #Turkmenistan nella sua lista di CPC (Paesi di particolare preoccupazione).
Risposte alla persecuzione

La sopravvivenza è il primo obiettivo per la maggior parte dei cristiani in #Turkmenistan e in quanto tale pochi si impegnano in strategie di associazione o di confronto. Le chiese protestanti in particolare sono andate quasi completamente sottoterra. Spesso i membri della chiesa si riuniscono in luoghi diversi per l'adorazione per minimizzare le possibilità che i vicini riferiscano su di loro. Le reti sotterranee e i sistemi di messaggistica lavorano per garantire la sicurezza dei loro membri, e pastori o attivisti della chiesa viaggiano periodicamente per verificare le condizioni dei loro membri e per portare materiale religioso, in particolare Bibbie. La gente del posto ha la responsabilità di informare i membri o anche i contatti internazionali in caso di incursioni o arresti governativi. Rispondono se un membro ha bisogno di assistenza legale.

La comunità cattolica del #Turkmenistan è estremamente piccola e rimane anche semi-sotterranea. Sebbene abbiano il permesso di celebrare la messa, non hanno alcuna chiesa, e non è chiaro che i cattolici abbiano tentato di registrarsi o di ottenere una chiesa pubblica per il culto negli ultimi anni. Sulla base delle prove disponibili, è probabile che la maggior parte dei cattolici abbia lasciato il #Turkmenistan dall'inizio degli anni '90. Per coloro che rimangono, l'attenzione è rivolta alla preghiera e alla Messa, allo studio sotterraneo della Bibbia e al catechismo e alla speranza nel futuro. L'evangelizzazione e il lavoro di beneficenza non sono all'ordine del giorno.

Nonostante la repressione che affrontano, la maggior parte delle chiese in #Turkmenistan sono riluttanti a rivolgersi ad attori internazionali per chiedere aiuto. Ciò è dovuto in gran parte al timore di ritorsioni del governo e di sospetti culturali di estranei, in particolare occidentali. Questo non è senza causa. In un caso agghiacciante, un Testimone di Geova ha fatto appello alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, e la polizia ha successivamente arrestato, picchiato e torturato tre membri della famiglia. La maggior parte dei gruppi cristiani rimane piccola, molto frammentata e disorganizzata, con scarsa capacità di comunicare.

La Chiesa ortodossa russa è un'eccezione all'oppressione affrontata da altri gruppi cristiani in #Turkmenistan. Per raggiungere i suoi obiettivi di monopolizzare il cristianesimo nella regione e cacciare i concorrenti, la Chiesa ortodossa ha stabilito buoni rapporti con il regime al potere e con il Consiglio spirituale musulmano, l'organo statale che organizza e controlla una gerarchia islamica nel paese. In gran parte, le loro strategie hanno avuto successo. In #Turkmenistan, il leader ortodosso è vicedirettore - e sul libro paga - del comitato statale che regola le organizzazioni religiose.

Molti cristiani in #Turkmenistan hanno anche scelto l'emigrazione, sebbene i motivi per queste mosse siano multi-causali. La stragrande maggioranza degli emigrati russi, sebbene siano nominalmente Ort
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#Turkmenistan. Scholarly Analysis: Christian Response to #Persecution in #Turkmenistan

#Uzbekistan, #Kazakhstan, #Kyrgyzstan, #Tajikistan, and #Turkmenistan

Panel: Findings from Central Asia, with Rt. Rev. Borys Gudziak, Ukrainian Eparchial Bishop in France, Benelux, and Switzerland
Moderator: Kent Hill, World Vision
Speakers: Kathleen Collins, #University of Minnesota
Karrie Koesel, #University of Notre Dame
Fenggang Yang, Purdue #University
Christian Demographics

#Turkmenistan is 89 percent Muslim and 9 percent Eastern Orthodox (more specifically #Russian Orthodox). The remaining 2 percent includes Protestant and Catholic Christians. Though the lion’s share of officially registered organizations in the country are Sunni Muslim, there are registered organizations acting on behalf of these smaller Christian groups.
History of the Christian Community

Many Christians in #Turkmenistan believe that Christianity was introduced to #Turkmenistan in the fourth century. It then almost completely disappeared in fourteenth century as the vast majority of Turkmen became Muslim. Being made into a Soviet Socialist Republic as part of its integration into the USSR meant an influx of #Russians and Ukrainians in the early twentieth century; they continue to constitute the vast majority of #Russian Orthodox adherents in the country.
Current Situation of the Christian Community

As Christian groups are independently financed, their clergy are not subject to control by the state Council on Religious Affairs; however, this is one of the very few advantages the Christian community can boast over the Turkmen Muslim community. Proselytizing is illegal in the country, and holding religious services and conducting religious education is not permitted for non-registered groups. Foreign missionaries and religious organizations are also prohibited. Jehovah’s Witnesses are frequently incarcerated for refusing military service. Religious groups may not be involved in politics, and foreign funding for religious organizations is highly restricted and closely monitored. Wearing religious attire in public is prohibited. In addition, authorities frequently abuse members of non-registered religions in their custody, routinely torturing detainees. For these reasons, The USCIRF has placed #Turkmenistan on its list of CPCs (Countries of Particular Concern).
Responses to #Persecution

Survival is the first goal for most Christians in #Turkmenistan, and as such few engage in any strategies of association or confrontation. Protestant churches especially have gone almost completely underground. Often church members gather in different places for worship to minimize the chances that neighbors will report on them. Underground networks and messaging systems work to ensure the safety of their members, and church pastors or activists periodically travel to check on the conditions of their members and to bring church materials, particularly Bibles. Point people have the responsibility of notifying members or even international contacts in the event of government raids or arrests. They respond if a member needs legal assistance.

The Catholic community of #Turkmenistan is extremely small and also remains semi-underground. Although allowed to say Mass, they have no church building, and it is not clear that Catholics have attempted to register or to obtain a public church building for worship in recent years. Based on the available evidence, it is likely that most Catholics have left #Turkmenistan since the early 1990s. For those remaining, the focus is on prayer and Mass, underground Bible study and catechism, and hope in the future. Evangelization and charity work are not on the agenda.

Despite the repression they face, most churches in #Turkmenistan are reluctant to turn to international actors for help. This is due largely to a fear of government retaliation and a cultural suspicion of strangers, particularly from the West. This is not without cause. In one chilling instance, a Jehovah’s Witness appealed to the UN Human Rights Commission, and police subsequently detained, beat, and tortured three family members. Most Christians groups remain small, highly fragmented, and unorganized, with little ability to communicate.

The #Russian Orthodox Church is an exception to the oppression faced by other Christian groups in #Turkmenistan. To achieve its goals of monopolizing Christianity in the region and driving out competitors, the Orthodox Church has established good relations with the regime in power and with the Muslim Spiritual Board, the state body that organizes and controls an Islamic hierarchy in the country. In large part, their strategies have been successful. In #Turkmenistan, the Orthodox leader is deputy director—and on the payroll—of the state committee regulating religious organizations.

Many Christians in #Turkmenistan have also chosen emigration, although motives for these moves are multi-causal. The vast majority of #Russian émigrés, although they are nominally Orthodox Christian, have left for reasons other than religious oppression. Rising nationalism and changing language laws in the late 1980s triggered a wave of out-migration of ethnic Europeans (the majority of Christians) even before the Soviet collapse. Since 1989, the number of ethnic Christians in #Turkmenistan has dropped from 13 percent to less than 5 percent.
http://ucs.nd.edu/learn/#Turkmenistan/
As Christian groups are independently financed, their clergy are not subject to control by the state Council on Religious Affairs; however, this is one of the very few advantages the Christian community can boast over the Turkmen Muslim community. Proselytizing is illegal in the country; holding religious services and conducting religious education is not permitted for non-registered groups. Foreign missionaries and religious organizations are prohibited. Jehovah’s Witnesses are frequently incarcerated for refusing military service. Religious groups may not be involved in politics.
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 AVE MARIA PIENA DI GRAZIA IL SIGNORE è CON TE! “Mene, tekel, peres”: “Mene: YHWH ha computato il tuo regno e vi ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulla bilance e trovato scarso. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 5, 26-28).: burn Satana in Jesus's name, amen. alleluia.. drink your poison made by yourself ] burn Satana in Jesus's name, amen alleluia

Analisi accademica: risposte cristiane alla persecuzione in Turchia
http://ucs.nd.edu/learn/#Turkey/
#Egitto, #Libia, #SIsraele-Palestina, #Gaza, #Iraq, Siria, #Iran, Arabia #SAUDIta, Turchia, Cipro occupata dai turchi

Panel: risultati dal Medio Oriente e dal Nord Africa
Moderatore: Christian Sahner, #Università di Cambridge
Relatori: Joshua Landis, #Università dell'Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
Mariz Tadros, #Università del Sussex
Christian Van Gorder, Baylor #University
#Demografia cristiana

Durante il secolo scorso, il cristianesimo in Turchia (e prima che la Turchia fosse fondata, l'impero ottomano), ha subito un forte declino. Una popolazione cristiana, una volta vivace, si trova ora al confine dell'estinzione. Quando l'impero ottomano entrò nella prima guerra mondiale dalla parte delle potenze centrali verso la fine del 1914, la sua popolazione cristiana (nella regione che più tardi divenne Turchia) contava 4,5 milioni. Nel 1923, anno della fondazione della Repubblica di Turchia, tale numero era sceso a 250.000 in una popolazione di 12,5 milioni. Oggi, le cinque comunità cristiane della Turchia contano 1.700-2.000 cristiani greco-ortodossi; 60.000 cristiani armeni ortodossi; 15.000-30.000 cristiani armeni; circa 3.500 cattolici romani; e circa 4.000 protestanti. La popolazione circostante è al 98% musulmana.
Storia della comunità cristiana

La ragione principale del declino della popolazione è la persecuzione, sotto forma di repressione violenta e discriminazione pesante. Durante la prima guerra mondiale, 1,5 milioni di cristiani armeni furono uccisi in violenza di genocidio. Durante i primi dodici anni della Repubblica di Turchia (1923-1935), sotto un regime basato su un'ideologia ideologica laica aggressiva, i cristiani furono soggetti a continue violenze repressive. Successivi decenni furono punteggiati da ulteriori episodi di violenza, tra cui un massiccio pogrom contro la Chiesa greco-ortodossa di Smirne e Istanbul del 1955 che lo stato incitato e la popolazione locale portarono avanti, e ulteriori incidenti nel 1963 e nel 1974, entrambi legati al conflitto della Turchia con La Grecia oltre Cipro. L'ultimo decennio ha visto la violenza contro le minoranze cristiane, tra cui l'omicidio del 2006 di un prete cattolico, p. Andrea Santoro, per mano di un assassino musulmano; l'omicidio del 2007 del giornalista armeno Hrant Dink per mano di un nazionalista turco; e altre uccisioni.
Situazione attuale della comunità cristiana

Forti politiche di discriminazione e repressione non violenta m#Irano direttamente a ridurre le comunità cristiane e continuano fino ad oggi. Il governo li porta avanti sia per promuovere la sua ideologia secolarista sia per soddisfare le richieste degli islamisti nella sua popolazione. In primo luogo, i cristiani e gli ebrei hanno affrontato una completa privazione dei diritti economici, comprese le leggi che discriminano l'occupazione, un regime di diritti di proprietà che ha confiscato e espropriato le loro proprietà e un regime fiscale che infligge un pesante tributo finanziario. In secondo luogo, il governo ha interferito fortemente nella governance delle comunità cristiane e nella loro libertà di culto, di educazione e di costruzione di strutture. La chiusura del 1971 della Scuola Teologica Ortodossa Greca di Halki esemplifica questo impulso. In terzo luogo, il governo ha promosso l'islamizzazione delle chiese e delle proprietà cristiane. In quarto luogo, il governo ha omesso di agire contro o punire i gruppi che compiono atti di violenza contro i cristiani. In quinto luogo, il regime, dal momento della sua fondazione, ha implementato un sistema di assegnazione di codici ai membri delle minoranze cristiane, ebraiche e alawite per controllarli. Molti cristiani hanno espresso la speranza che il Partito della giustizia e dello sviluppo sotto la presidenza (ex primo ministro) Recep Tayyip Erdoğan possa promuovere la libertà religiosa per i cristiani dopo che questo partito è salito al potere nel 2002, ma sono stati ampiamente delusi.
Risposte alla persecuzione

In risposta alla persecuzione, i cristiani hanno attuato strategie di tutti e tre i tipi: sopravvivenza, associazione e confronto. Il sistema semi-aperto della Turchia consente questa risposta multiforme, sebbene i cristiani siano ancora costretti dalle loro piccole dimensioni, da un regime ostile e da una popolazione circostante ostile.

I cristiani persistono nel culto, ma lo fanno di fronte a leggi e politiche che lo rendono difficile. Nel corso del secolo scorso, hanno lasciato il paese in gran numero, in particolare dopo i pogrom, ma anche ininterrottamente in questo giorno. Cercano di ottenere l'approvazione manifestando pubblicamente il favore di politiche del regime come la sua offerta di adesione all'Unione europea, sperando in privato che ne derivi una maggiore libertà religiosa. Hanno dovuto ridimensionare le loro attività culturali e limitare le loro attività principalmente al culto.

Le chiese in Turchia hanno anche cercato di rafforzare la propria posizione attraverso strategie di associazione. Molti di loro, più attivamente il Patriarca ecumenico della Chiesa greco-ortodossa, hanno perseguito legami ecumenici e interreligiosi, sia all'interno del paese che a livello internazionale.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

 AVE MARIA PIENA DI GRAZIA IL SIGNORE è CON TE! “Mene, tekel, peres”: “Mene: YHWH ha computato il tuo regno e vi ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulla bilance e trovato scarso. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 5, 26-28).: burn Satana in Jesus's name, amen. alleluia.. drink your poison made by yourself ] burn Satana in Jesus's name, amen alleluia

Scholarly Analysis: Christian Responses to #Persecution in #Turkey
http://ucs.nd.edu/learn/#Turkey/
##Egypt, #Libya, Israel-Palestine, #Gaza, #Iraq, #Syria, #Iran, ##SAUDI #Arabia, #Turkey, #TURKISH-OCCUPIED #CYPRUS

Panel: Findings from the Middle East & North Africa
Moderator: Christian Sahner, #University of Cambridge
Speakers: Joshua Landis, #University of Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
Mariz Tadros, Sussex #University
Christian Van Gorder, Baylor #University
Christian Demographics

During the past century, Christianity in #Turkey (and before #Turkey was founded, the Ottoman Empire), has experienced a sharp decline. A once vibrant Christian population now finds itself on the border of extinction. When the Ottoman Empire entered World War I on the side of the Central Powers in late 1914, its Christian population (in the region that later became #Turkey) numbered 4.5 million. By 1923, the year that the Republic of #Turkey was founded, that number had declined to 250,000 in a population of 12.5 million. Today, #Turkey’s five Christian communities number 1,700–2,000 Greek Orthodox Christians; 60,000 Armenian Orthodox Christians; 15,000–30,000 Armenian Christians; about 3,500 Roman Catholics; and some 4,000 Protestants. The surrounding population is 98 percent Muslim.
History of the Christian Community

Thee major reason for the decline in population is #Persecution, taking the form of violent repression and heavy-handed discrimination. During World War I, 1.5 million Armenian Christians were killed in genocidal violence. During the first twelve years of the Republic of #Turkey (1923–1935), under a regime based on an aggressive secular nationalist ideology, Christians were subject to continual repressive violence. Subsequent decades were punctuated by further episodes of violence, including a massive pogrom against the Greek Orthodox Church in Smyrna and Istanbul in 1955 that the state incited and the local population carried out, and further incidents in 1963 and 1974, both related to #Turkey’s conflict with Greece over #CYPRUS. The past decade has seen violence against Christian minorities, including the 2006 murder of a Roman Catholic priest, Fr. Andrea Santoro, at the hands of a Muslim assassin; the 2007 murder of Armenian journalist Hrant Dink at the hands of a Turkish nationalist; and other killings.
Current Situation of the Christian Community

Strong policies of discrimination and non-violent repression are aimed directly at diminishing Christian communities and continue through this day. The government carries them out both to further its secularist ideology and to satisfy the demands of Islamists in its population. First, Christians as well as Jews have faced comprehensive economic disenfranchisement, including laws that discriminate in employment, a property rights regime that has confiscated and expropriated their property, and a taxation regime that inflicts a heavy financial toll. Second, the government has interfered strongly in the governance of Christian communities as well as in their freedom to worship, to educate, and to build facilities. The 1971 closure of the Greek Orthodox Theological School of Halki exemplifies this impulse. Third, the government has promoted the Islamization of Christian churches and properties. Fourth, the government has failed to act against or punish groups that carry out violence against Christians. Fifth, the regime, from the time of its founding, has implemented a system of assigning codes to members of Christian, Jewish, and Alawite minorities in order to control them. Many Christians carried hopes that the Justice and Development Party under President (formerly Prime Minister) Recep Tayyip Erdoğan would advance religious freedom for Christians after this party came to power in 2002, but they have been largely disappointed.
Responses to #Persecution

In response to #Persecution, Christians have carried out strategies of all three types: survival, association, and confrontation. #Turkey’s semi-open system enables this multifaceted response, though Christians are still constrained by their tiny size, a hostile regime, and a hostile surrounding population.

Christians persist in worship, but they do so in the face of laws and policies that make it difficult. Over the course of the past century, they have fled the country in great numbers, particularly after pogroms, but also continually through this day. They seek to gain acceptance by publicly voicing favor for policies of the regime such as its bid to join the European Union, privately hoping that greater religious freedom will result. They have had to scale back their cultural activities and limit their activities mostly to worship.

Churches in #Turkey have also sought to strengthen their position through strategies of association. Several of them, most actively the Ecumenical Patriarch of the Greek Orthodox Church, have pursued ecumenical and interreligious ties, both within the country and internationally. They seek to ally with outside advocates, including human rights groups. They make consistent appeals to the government for greater freedom, but with little result. To a small degree, they engage in providing social services. Some promote forgiveness and reconciliation, for instance, the journalist Hrant Dink, who was murdered in 2007.

Strategies of confrontation can also be found, though they are fewer. Dink is an example of a Christian who pursued justice knowing that his life was in danger—an acceptance of martyrdom. None of the communities engages in protest, whether nonviolent or armed. They commonlydocument human rights abuses and engage in legal strategies. Generally, they have seen little progress.

#Turkey

During the past century, Christianity in #Turkey has experienced a sharp decline, and today Christians comprise less than 2 percent of the Turkish population. In large part, this is due to strong policies of discrimination and non-violent repression that continue through this day. The government perpetrates such repression both to further its secularist ideology and to satisfy the demands of Islamists in its population. Christians as well as Jews have faced comprehensive economic disenfranchisement as well as interference in the governance of Christian communities. The government frequently fails to act against or punish groups that carry out violence against Christians.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale
im Yitzhak Kaduri's MessiahIn risposta Robertzeta( 17.12.2017 |
 Robertzeta, Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale? non c'è altra possibilità che aderire al Regno di ISRAELE del RE Unius REI!
xplorer
 12:52 03.09.2017 | 1
 Panem et circense. Questo è il fascismo 2.0 italico, in attesa di rafforzare il bastone indebolendo la carota. La società con qualche valore politico è stata scientificamente demolita nel dopoguerra a partire dalle riforme scolastiche anglo-statunitensi e a seguire da quelle cattoliche.

 Robertzeta
 13:04 03.09.2017 | 1
 Piazza Cavour???? Ma non è successo niente lì! Forse piazza S. Carlo! Ad ogni modo l'uomo si comporta come gli animali domestici e si raggruppa in branchi. I recinti non sono solo quelli dello spettacolo, ma vi sono recinti di pecore che si chiamano religioni, sette, stati bandiere, e tifoserie varie compresa la politica. Tanti recinti come Face Book ed altri ammenicoli. Tutti più o meno rincoglioniti convinti di stare nel posto giusto, di avere la libertà o la verità. In realtà dalle masse sale il belato di tante pecore. E quando diventano troppo fastidiose e numerose arriva il macello.

 sky
 15:15 03.09.2017 | 1
 grazie all'eroico Maurizio per la sua la trattazione ottimamente cucita al nostro sfortunato essere storico. Saluti affettuoisi.

 Ugo1111
 16:53 03.09.2017 | 1
 Nulla di strano. Vasco Rossi in questa circostanza non ha fatto altro che prendere la staffetta dall'orchestra del Titanic.

 A.Martino
 00:51 04.09.2017
 Tutto vero quanto purtroppo, angosciante : ma non è certo la prima analisi del genere, che noi di Sputnik leggiamo e commentiamo.
 Aggiungo che perfettamente funzionale alla docilità del bestiame è la postcattolicita' Bergoglio a. Se il termine evangelico "gregge"è leggibile nel senso sano, rivoluzionario, del pastore che dà la vita per la sue pecore (paradosso tuttora incomprensibile per la logica mondana), dall'altro senso purtroppo, si presta esattamente a tale scenario zootecnico, qualora il pastore "tradisca" il proprio gregge.
 È proprio di questi giorni un nuovo leit - motiv della informazione main stream: "Non è vero che robotizzazione, digitalizzazione, automazione distruggano posti di lavoro".
 P.S. E lo sport,soprattutto il calcio, nella lobotomizzazione del bestiame, c'è lo dimentichiamo?

 fabio
 00:26 08.09.2017
 ...tutto vero!
 Poi quello che mi lascia perplesso è la discesa in campo del gregge un giorno per un motivo e l'altro per il motivo opposto!
 Oppure i milioni di ascolti di "Ben Hur" - per fare un esempio - e i milioni di ascolti per "Bat man".
 L'Osanna per Gesù il giorno delle Palme, e la sua Crocifissione la settimana successiva!
 Maledetta umanità!

 im Yitzhak Kaduri's Messiah In risposta xplorer( 17.12.2017 |
 xplorer, Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale? non c'è altra possibilità che aderire al Regno di ISRAELE del RE Unius REI!
 https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201709034970607-sfuggire-governo-zootecnico-mondiale/
 Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale
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Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale? non c'è altra possibilità che aderire al Regno di ISRAELE del RE Unius REI! https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201709034970607-sfuggire-governo-zootecnico-mondiale/
Questo è voluto: "La mancanza di redditi e servizi sicuri, la dipendenza da interventi anno per anno, rendequeste masse sempre più passive, remissive", dunque "politicamente inattive": questo è lo scopo.
Perché è chiaro che se il capitalismo finanziario terminale "tende a togliere alla gente tutto il reddito e tutti i risparmi disponibili", finisce anche per "togliere il motivo di pagare i debiti anziché infischiarsene". Se non si è già diventati pollame, non si è tenuti ad obbedire né a rispettare simili "autorità", "non ha senso pratico né morale pagare le tasse e versare i contributi ad un siffattosistema sociale". Lorsignori sanno però come scongiurare la rivolta.

Contrariamente a quel che fa credere la narrativa holllywwodiana, le rivoluzioni non le fanno gli affamati — questi hanno da far la fila alla Caritas e agli uffici di collocamento, a fare le pratiche per il "bonus", razzolare fra la spazzatura dei mercati di frutta e verdura — ma le classi emergenti nella prosperità; a fare la Rivoluzione fu la borghesia che, sicura dei suoi mezzi economici ed intellettuali, strappò i diritti politici.

Quelli con la pancia vuota sono passivi e remissivi, aspettano il bonus da 80 euro, i giovani passano da un precariato all'altro e non avranno mai una pensione sufficiente a farli sopravvivere: dunque piat#Iranno dallo stato interventi, che saranno anno per anno, incerti, caritativi. Su questa strada, ci hanno trasformati da cittadino, "prima a mero prestatore d'opera sul mercato, poi a semplice consumatore privato, e infine a una vera e propria precarietà ontologica".

Ecco: il "Precario ontologico" è quello a cui puntano a ridurvi. A cui vi hanno già ridotto, voigiovani. "La precarietà assunta a paradigma normativo", ormai è la vostra condizione, a cui sieteinvitati dai media e dai politici pagati da lorsignori a abituarvi gioiosamente, ottimisticamente, come elemento essenziale della giovinezza, oggi qui domani là a 450 al mese, andate in Europa, emigrate, è bello cambiare lavoro… Ovviamente, "precario ontologico", precario per essenza è l'animale di allevamento, che dipende giorno per giorno dal mangime distribuito. Ma almeno, non losa.

Per questo mi rivolgo a voi, giovani e quarantenni, avete dormito all'addiaccio e mangiato al sacco, avete corso dei rischi, avete sborsato quattrini, benché molti di voi siano sicuramente precari. Siete già precari ontologici? Per Vasco l'avete fatta, la marcia su Modena. Ne rifarete mi un'altra per rifiutare il governo zootecnico?

Fonte: maurizioblondet.it
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 AVE MARIA PIENA DI GRAZIA IL SIGNORE è CON TE! “Mene, tekel, peres”: “Mene: YHWH ha computato il tuo regno e vi ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulla bilance e trovato scarso. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 5, 26-28).: burn Satana in Jesus's name, amen. alleluia.. drink your poison made by yourself ] burn Satana in Jesus's name, amen alleluia

Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale? non c'è altra possibilità che aderire al Regno di ISRAELE del RE Unius REI! 03.09.2017( Ogni tanto ripenso ai 220 mila che ai primi di luglio sono andati a Modena per ascoltare Vasco Rossi.
https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201709034970607-sfuggire-governo-zootecnico-mondiale/
Non solo hanno pagato i biglietti per riascoltare dal vivo un settantenne trasgressivo di paese, rendendolo ancora più ricco; si sono mossi da tutta Italia in gruppo pagandosi il treno, labenzina, il pedaggio autostradale, per convergere a Modena; hanno mangiato panini, hanno dormitosulle panchine o pernottato in qualche nelle stazioni, o all'addiaccio; hanno accettato di corrererischi persino mortali, come sapevano era avvenuto poco prima durante l'adunata di piazza Cavour a Torino.
Hanno sopportato insomma i disagi — eh sì — da soldati in marcia, e senza un lamento, anzicontenti, perfino spontaneamente disciplinati.
Dico: pensate se fossero capaci di farlo per uno scopo politico. Se arrivassero in 220 mila a Roma, una volta, per protestare contro la sottrazione di diritti come cittadini, lavoratori, elettori. Cheso, contro le vac#Cinazioni come inaudita "pretesa dello stato, giuridicamente obbligatoria, di mettercidentro sostanze di cui non sappiamo la composizione" manco fossimo animali; contro l'immigrazione senza limiti al costo di 4,5 miliardi l'anno mentre "in Italia gli indigenti sono passati in 5 anni da 1,5 e 4 milioni", per un insieme scelte politico economiche "assurde" ostinatamente imposte dalle oligarchie nonostante i "risultati rovinosi", il che "non può essere accidentale ma il prodotto di un sistema progettato, implementato e difeso". Per gridare che le mitiche speranze dell'europeismo sono state tradite. Per urlare che "nel mondo reale, il liberismo di mercato non ha gli effetti promessi dal modello ideale, ossia che il mercato non è "libero" ma gestito da cartelli; nontende ad evitare o assorbire le crisi, ma le genera e amplifica; non tende a massimizzare la produzione di ricchezza reale ma quella di ricchezza finanziaria, non tende a distribuire le risorse ma a concentrarle in mano a pochi monopolisti", insomma che il sistema "dissolve la società invece direnderla più efficiente", anzi "dissolve l'idea stessa dell'uomo"
Se i giovani per una volta dormissero all'addiaccio, pagassero i trasporti verso Roma, sicomportassero per qualche giorno da soldati politici, farebbero paura al governo che ci è statoimposto dalla Banca Centrale e da Bruxelles, ai parlamentari che dipendono dalle lobbies e comitati d'affari, e che hanno svenduto l'Italia, le sue industrie e la sua sovranità agli interessi stranieri.
Quelle che cito fra virgolette sono frasi dall'ultimo saggio di Marco Della Luna, Oltre l'agonia — Come fallirà il dominio tecnocratico dei potere finanziari, Arianna Editrice, 9,8 euro.
Della Luna è stato il primo in Italia ad avvertirci che per il capitalismo terminale globale, il quale fasoldi non più producendo merci ma producendo bolle finanziarie per poi farle scoppiare, non ha più bisogno di lavoratori, produttori, operai, eserciti di massa — né quindi di mantenere sani, efficienti, istruiti, men che meno prosperi e soddisfatti i popoli, di cui non ha più bisogno (nemmeno comeconsumatori). Risale infatti al 2010 il suo saggio "Oligarchie per popoli superflui", il titolo dice già l'essenziale.
In questo nuovo saggio, Della Luna ci avverte che il sistema è entrato in una fase ulteriore e più letalmente anti-umana.
Ormai persino "il profitto finanziario ha perso importanza sia come scopo che come mezzo perl'elite finanziaria"; e se ciò sembra paradossale, essendo il profitto puro e a breve lo scopo radicale del capitalismo, basta ricordare le migliaia di miliardi che le banche centrali (appartenenti allafinanza privata) creano dal nulla per mantenere a galla il sistema, mettendoli a disposizione di chi comanda in misura illimitata; basti pensare alle banche che creano denaro dal nulla con il che "genera un flusso di cassa positivo, ossia un redito, che la banca incassa, ma su cui non paga letasse", perché "gli Stati" sono "privatizzati" e sono orientati nelle loro politiche dai "mercati anziché dai o ai popoli".
Per lorsignori, il profitto "ha perso importanza come movente" perché lo ha già, garantito, esentasse; banche centrali e stati già gli forniscono tutti i fiumi di denaro necessari e superflui, indebitando e tassando i contribuenti. Sicché l'autore giunge a preconizzare perfino "il tramontodella finanza", beninteso come "sistema di dominio della società". Un tramonto che non coinciderà con la nostra liberazione, anzi al contrario: lo stanno già sostituendo con il nuovo: "il dominio diretto e materiale sulla società", attraverso la "gestione coercitiva del demos, potente e unilaterale einsieme non responsabile delle scelte verso i suoi amministrati, non diversamente dalla zootecnia non è responsabile verso gli animali di allevamento".
Ecco la nuova fase che ci hanno preparato: il governo zootecnico, "l'allevamento-condizionamento dimasse umane per l'utilità degli allevatori". Già lo fanno per via mediatica "restringendo eomogeneizzando le rappresentazioni che gli umani hanno della realtà" e "tabuizzando epsichiatrizzando il dissenso e la contro-informazione", fino a renderla penalmente perseguibile. Lo fanno con "la Buona Scuola", l'attuale sistema educativo congegnato in modo da non sviluppare facoltà cognitive, né l'attenzione sostenuta, né la capacità di auto dominio né di differire legratificazioni e sopportare le frustrazioni": il metodo perfetto per "produrre persone deboli, dipendenti, condizionabili, incapaci di opporsi".

Non si tratta di risultati cattivi divergenti da intenzioni buone, e da ideologie erronee anche sebenintenzionate: no, dice Della Luna: sono effetti perseguiti deliberatamente per "semplificare" l'uomo, standardizzarlo in vista dell'allevamento zootecnico.
Impressionante l'esempio che fa della scomparsa della borghesia produttiva, culturalmente vivace, e reattiva, rovinata dalle crisi deflattive continue e dal fisco rapacissimo. Non è un casomalaugurato. E' che "la piramide sociale va interrotta lasciando uno spazio vuoto sotto il suo apice [il famigerato 1% che concentra l'80% delle ricchezze], così che l'apice sia al sicuro dalle scalate (mobilità verticale) dagli attacchi delle classi intermedie erudite".
Ciò a cui punta è "realizzare tra l'oligarchia e i popoli la medesima distanza e differenziazionequalitativa che c'è tra l'allevatore e gli animali allevati", secondo il modello zootecnico.
Nella chiave del governo zootecnico diventa perfettamente spiegabile la vac#Cinazione obbligatoria dei cuccioli, volevo dire dei bambini. Al di là di ogni polemica sulla pericolosità oinnocuità dei vaccini, quel che esseri umani, cittadini e non dei polli da allevamento dovevano rigettare è che "il potere costituito ha la potestà giuridica di immettere nel corpo della gente sostanzeattive", fra cui tante disponibili "in base alle nanotecnologie e biotecnologie, e molte di esse coperteda segreto militare o commerciale", nota Della Luna.
Nella prospettiva dell'allevamento zootecnico acquista senso anche "il dogma dell'accoglienza edella mescolanza dei popoli", imposto come "evidente, dimostrato, e tale che chi li contraddice è irragionevole, malintenzionato, pericoloso, immorale". La verità è che esso, oltre ad essere in Italia un business "attraverso l'inclusione degli immigrati nel circuito dell'affarismo parassitario" che succhia denaro pubblico, ha perfettamente senso dal punto di vista dell'allevatore: "la trasformazione dall'alto del popolo", il popolo-bestiame, "imponendo l'immigrazione sostitutiva delle popolazioni nazionali"; allo stesso modo l'allevatore inserisce nella stalla nuovi tori e nuove fattrici, per "migliorare la razza".
Voi obietterete: ma oltretutto è anti-economico, crea disordine, diminuisce l'efficienza della società, costa moltissimo. Infatti, conferma l'autore: ciò dimostra che "la comprensione economicista del divenire attuale è palesemente scavalcata".
Quando la casta politica-amministrativa "lascia senza tetto e senza cibo i cittadini italiani mentre alloggia gli immigrati in alberghi a tre e quattro stelle", quel che attua "è l'annullamento programmatico del concetto di cittadino come titolare di diritti specifici verso la suapolis. L'annullamento del demos", ossia del "popolo" come entità politica, padrone collettivamentedelle proprie scelte.

E' la riduzione del cittadino a pollame.

Tale modello "non implica affatto pace, sicurezza, efficienza per le popolazioni, esattamente come non le implica il modello zootecnico". Per gli allevatori, gli animali allevati "sono solo fonte di utilità; non hanno diritti né dignità riconosciuta".
Né diritti né dignità riconosciuta, si prenda nota. Ora che ogni nuovo robot introdotto nella produzione elimina 6,2 posti di lavoro, i governi mai eletti, con la copertura della "austerità" tedesca perché "dobbiamo rientrare dal debito" (ignobile menzogna, se la BCE stampa tutti i miliardi che vuole, o meglio che vogliono le banche che la possiedono), e il denaro è scarso ecostoso (altra ignobile menzogna) e non ce n'è per voi — vi stanno riducendo — deliberatamente, coscientemente — a "un corpo sociale saldamente in mano all'oligarchia dominante" proprio perché sempre più "costituito da masse miste di indigenti, disoccupati, immigrati, clandestini, pensionati che sopravvivono grazie ad interventi emergenziali del governo e di agenzie pseudo-sociali e pseudo-religiose ampiamente finanziate dal governo", ossia dai contribuenti ridotti aindigenti.
Pensate agli 80 euro di Renzi, elemosina che poi un milione e mezzo ha dovuto pur e restituire, un "bonus" che non si sa se durerà, se i poveri l'avranno anche l'anno prossimo (dunque non è un diritto, men che meno "acquisito").
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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im Yitzhak Kaduri's Messiah In risposta straker( 17.12.2017 | straker, poverino, alieni Elojm sono soltanto angeli decaduti dotati di un corpo Ogm, tutti angeli decaduti che, per la loro ribellione a Eljon #JHWH #holy il Creatore Onnipotente, loro si sono trasformati in demoni: secondo le varie tipologie, e infatti come demoni si comportano, tuttavia, tu non vorrai negare loro il tuo midollo spinale, perché anche loro hanno fame e devono mangiare!
e non è molto diverso, la scienza circa le varie tipologie di escrementi... tutti nella fogna dell'INFERNO voi dovete finire!
https://it.sputniknews.com/mondo/201711175292785-minaccia-spaziale-alieni-lasciato-terra-abbandono/
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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#Tajikistan
Analisi accademica: risposta cristiana alla persecuzione in #Tagikistan

#Uzbekistan, #Kazakistan, #Kirghizistan, #Tagikistan e #Turkmenistan

Panel: risultati dall'Asia centrale, con Rt. Rev. Borys Gudziak, vescovo eparchiale ucraino in Francia, Benelux e Svizzera
Moderatore: Kent Hill, World Vision
Relatori: Kathleen Collins, #Università del Minnesota
Karrie Koesel, #Università di Notre Dame
Fenggang Yang, Purdue #University
#Demografia cristiana

I cristiani etnici sono circa l'1 per cento della popolazione del #Tagikistan di 9,3 milioni. L'ortodossia russa è la tradizione cristiana dominante, ma piccoli gruppi di cattolici, luterani e quelli che vengono definiti "non tradizionali" o "nuovi cristiani" - Avventisti del settimo giorno, battisti coreani, pentecostali, testimoni di Geova e mormoni, tra gli altri -è anche presente. La maggior parte della popolazione rimanente è musulmana.
Storia della comunità cristiana

Il cristianesimo si diffuse in Asia centrale nello stesso periodo in cui l'Islam, quando i seguaci della Chiesa cristiana assira e Nestoriani arrivarono come missionari nel settimo e ottavo secolo. L'ortodossia russa arrivò nel diciottesimo e diciannovesimo secolo con la crescita dell'impero russo. Anche cattolici e luterani in fuga dallo zar russo si sono trasferiti lì, insieme ai cattolici deportati dalla Polonia e dall'Ucraina durante la seconda guerra mondiale.

I cristiani in Asia centrale hanno vissuto la repressione religiosa per gran parte del secolo scorso. Per circa 70 anni, le cinque repubbliche dell'Asia centrale - #Uzbekistan, #Turkmenistan, #Tagikistan, #Kazakistan e #Kirghizistan - furono forzatamente incorporate nell'Unione Sovietica, dove affrontarono i tentativi in ​​corso del Partito Comunista di sradicare la religione. Queste politiche includevano la confisca delle proprietà ecclesiastiche, il controllo statale sull'educazione, l'esecuzione di chierici e la discriminazione contro i credenti al lavoro, a scuola e nel partito. La repressione si attenuò un po 'negli anni '70, ma fu solo con il crollo sovietico del 1991 che i cristiani sperimentarono una vera tregua nella persecuzione.
Situazione attuale della comunità cristiana

La repressione generale della religione è aumentata in #Tagikistan dall'inizio degli anni '90. I leader nazionali considerano qualsiasi attività al di fuori del controllo statale una sfida alla loro legittimità e autorità, e una mentalità ateista persiste ancora nel governo, anche se non è più una politica ufficiale. La maggior parte percepisce tutte le forme di cristianesimo, a parte l'ortodossia russa, da collegare agli obiettivi occidentali di potere politico destabilizzante e quindi sospetto. In generale, la repressione della religione comporta uno strangolamento burocratico, come ostacoli alla registrazione della chiesa. La "Legge sulla responsabilità genitoriale" del #Tagikistan del 2011, ad esempio, proibisce l'istruzione religiosa di gruppo al di fuori delle organizzazioni approvate dallo stato e per chiunque abbia meno di 18 anni. I gruppi cristiani rimangono piccoli, altamente frammentati e disorganizzati, con scarsa capacità di comunicare. La Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale ha raccomandato il #Tagikistan per la sua lista di CPC (Paesi di particolare preoccupazione).
Risposte alla persecuzione

Gruppi cristiani in #Tagikistan hanno risposto alla persecuzione in vari modi, sebbene nessuno dei loro sforzi abbia fermato con successo la crescente repressione del regime. Nei primi anni '90, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il #Tagikistan, insieme agli altri paesi dell'Asia centrale, ha goduto di una rinascita religiosa. La presenza missionaria straniera è sempre stata più piccola in #Tagikistan, tuttavia, a causa sia della guerra civile negli anni '90 che del musulmano molto conservatore, la cultura rurale e i cristiani oggi affrontano molti ostacoli all'attività religiosa.

La sopravvivenza è il primo obiettivo per la maggior parte dei cristiani nel regno post-sovietico, e alcune chiese vedono la chiave per sopravvivere nella legalità. Quindi, molti cristiani hanno circoscritto la loro tipica attività per conformarsi allo stato, evitando la politica e apparendo per accettare un ruolo privato. La Chiesa cattolica, la Chiesa luterana e la Chiesa apostolica armena in Asia centrale, tutte le chiese più antiche che esistevano durante l'era sovietica, hanno mantenuto una posizione giuridica e politicamente silenziosa sin dall'indipendenza, sebbene la Chiesa cattolica si impegni in una quantità limitata di aiuti umanitari lavoro in #Tagikistan, che è in parte un retaggio della guerra civile. In alcuni casi, le chiese hanno tentato di costruire relazioni con funzionari del governo locale attraverso la sensibilizzazione della comunità. Dalla metà degli anni 2000, tuttavia, i media governativi hanno sempre più rappresentato una tale organizzazione come agenti occidentali che spingono un'agenda anti-musulmana che minaccia la sovranità locale.
I cristiani in #Tagikistan si sono anche impegnati in un numero limitato di dialoghi religioso-statali e di dialogo interreligioso. Ad esempio, l'OSCE e l'ONU hanno sponsorizzato diverse tavole rotonde in cui gli attori musulmani hanno avuto un dialogo fruttuoso con lo stato, portando all'accordo di pace tagiko che ha concluso la guerra civile nel 1997.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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#Tajikistan
scholarly Analysis: Christian Response to #Persecution in #Tajikistan

#Uzbekistan, #Kazakhstan, #Kyrgyzstan, #Tajikistan, and #Turkmenistan

Panel: Findings from Central Asia, with Rt. Rev. Borys Gudziak, Ukrainian Eparchial Bishop in France, Benelux, and Switzerland
Moderator: Kent Hill, World Vision
Speakers: Kathleen Collins, #University of Minnesota
Karrie Koesel, #University of Notre Dame
Fenggang Yang, Purdue #University
Christian Demographics

Ethnic Christians number about 1 percent of the #Tajikistan population of 9.3 million. #Russian Orthodoxy is the dominant Christian tradition, but small groups of Catholics, Lutherans, and what are referred to as “non-traditional” or “new Christians”—Seventh Day Adventists, Korean Baptists, Pentecostals, Jehovah’s Witnesses, and Mormons, among others—are also present. Most of the remaining population is Muslim.
History of the Christian Community

Christianity spread to Central Asia about the same time as Islam, when followers of the As#Syrian Christian Church and Nestorians arrived as missionaries in the seventh and eighth centuries. #Russian Orthodoxy arrived in the eighteenth and nineteenth centuries with the growth of the #Russian Empire. Catholics and Lutherans fleeing the #Russian tsar resettled there as well, along with Catholics deported from Poland and Ukraine during World War II.

Christians in Central Asia have experienced religious repression for most of the past century. For about 70 years, the five republics of Central Asia—#Uzbekistan, #Turkmenistan, #Tajikistan, #Kazakhstan, and #Kyrgyzstan—were forcibly incorporated into the Soviet Union, where they faced ongoing Communist Party attempts to eradicate religion. These policies included confiscation of church property, state control of education, the execution of clerics, and discrimination against believers at work, school, and in the party. Repression eased somewhat in the 1970s, but it was not until the Soviet collapse in 1991 that Christians experienced a real reprieve in the #Persecution.
Current Situation of the Christian Community

General repression of religion has increased in #Tajikistan since the early 1990s. National leaders consider any activity outside of state control to be a challenge to their legitimacy and authority, and an atheist mentality still persists in the government, even though it is no longer an official policy. Most perceive all forms of Christianity apart from #Russian Orthodoxy to be linked to Western goals of destabilizing political power and therefore suspect. Generally, the repression of religion entails bureaucratic strangulation, such as obstacles to church registration. #Tajikistan’s 2011 “Parental Responsibility Law,” for instance, prohibits group religious education outside of state-approved organizations and for anyone under the age of 18. Christians groups remain small, highly fragmented, and unorganized, with little ability to communicate. The United States Commission on International Religious Freedom has recommended #Tajikistan for its list of CPCs (Countries of Particular Concern).
Responses to #Persecution

Christian groups in #Tajikistan have responded to #Persecution in a variety of ways, although none of their efforts have successfully stopped the regime’s increasing repression. In the early 1990s, after the dissolution of the Soviet Union, #Tajikistan—along with the other countries of Central Asia—enjoyed a religious revival. The foreign missionary presence has always been smaller in #Tajikistan, however, due to both the civil war in the 1990s and the very conservative Muslim, rural culture, and Christians today face many obstacles to religious activity.

Survival is the first goal for most Christians in the post-Soviet realm, and some churches see the key to survival in legality. Hence, many Christians have circumscribed their typical activity to comply with the state, avoiding politics and appearing to accept a private role. The Catholic Church, the Lutheran Church, and the Armenian Apostolic Church in Central Asia, all older churches that existed during the Soviet era, have maintained a legal and politically quietist position since independence, though the Catholic Church does engage in a limited amount of humanitarian work in #Tajikistan, which is in part a legacy of the civil war. In some instances, churches have attempted to build relationships with local government officials through community outreach. Since the mid-2000s, however, governmental media has increasingly portrayed such organization as Western agents pushing an anti-Muslim agenda that threatens local sovereignty.
Christians in #Tajikistan have also engaged in limited amounts of state-religious dialogue and inter-faith dialogue. For example, the OSCE and the UN sponsored multiple roundtables in which Muslim actors had some fruitful dialogue with the state, leading to the Tajik Peace Accord that ended the civil war in 1997. At least from the 1990s to 2014, these roundtables gave the Islamic Party and other religious leaders a platform from which to be heard by the international community and by their own societies. Such opportunities enabled them to defuse the government’s portrayal of them as “extremists.” The dialogue also led to a period of non-violent coexistence.
Despite the repression they face, most churches in #Tajikistan are reluctant to turn to international actors for help. In part this is due to fear of retaliation, but it also hindered by a cultural rift between religious communities and civil society groups, which are generally very secular. However, at least some local Christian churches have accepted assistance from international actors, including the UN, and this has generally helped ameliorate their situation, though such instances remain rare.

The #Russian Orthodox Church is an exception to the oppression faced by other Christian groups in #Tajikistan. Viewing Central Asia as the “canonical territory” of the Orthodox Church, it seeks to further monopolize Christianity in the region and drive out competitors. To achieve these goals, the Orthodox Church has established good relations with the regime in power and with the Muslim Spiritual Board, the state body that organizes and controls an Islamic hierarchy in the country. In large part, their strategies have been successful. The government appears to believe that fostering the spread of Orthodox churches is a means of countering Protestants’ growth, which they associate with pro-Western democratic movements. The result of this has been the return and restoration of many pre-Soviet-era Orthodox buildings, as well as anti-Catholic and anti-Protestant rhetoric in the media.

Many Christians in #Tajikistan have also chosen emigration, although motives for these moves are multi-causal. The vast majority of #Russian émigrés, although they are nominally Orthodox Christian, have left for reasons other than religious oppression. Rising nationalism and changing language laws in the late 1980s triggered a wave of out-migration of ethnic Europeans (the majority of Christians) even before the Soviet collapse. Since 1989, the number of ethnic Christians in #Tajikistan has dropped from 11 percent of the population to 1 percent.
General repression of religion has increased in #Tajikistan since the early 1990s. National leaders consider any activity outside of state control to be a challenge to their legitimacy and authority, and an atheist mentality still persists in the government, even though it is no longer an official policy. Most perceive all forms of Christianity apart from #Russian Orthodoxy to be linked to Western goals of destabilizing political power and therefore suspect. Generally, the repression of religion entails bureaucratic strangulation, such as obstacles to church registration. Christians groups remain small, highly fragmented, and unorganized, with little ability to communicate.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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Siria http://ucs.nd.edu/learn/#Syria/ Analisi accademica: risposte cristiane alla persecuzione in Siria

#Egitto, #Libia, #SIsraele-Palestina, #Gaza, #Iraq, Siria, #Iran, Arabia #SAUDIta, Turchia, Cipro occupata dai turchi

Panel: risultati dal Medio Oriente e dal Nord Africa
Moderatore: Christian Sahner, #Università di Cambridge
Relatori: Joshua Landis, #Università dell'Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
Mariz Tadros, #Università del Sussex
Christian Van Gorder, Baylor #University
#Demografia cristiana

A causa dell'emigrazione di massa causata dalla guerra civile in Siria, i dati demografici religiosi della Siria sono difficili da misurare. A livello nazionale, anche prima della guerra, i cristiani erano scesi dal 5 al 6% della popolazione a causa dell'emigrazione e dei tassi di natalità più bassi (rispetto al 15% nel 1970), ma ora si stima che rappresentino solo il 3% circa della popolazione siriana .
Storia della comunità cristiana siriana

I cristiani sono stati presenti in Mesopotamia sin dall'inizio della storia cristiana. Infatti, il libro degli Atti racconta che Saulo di Tarso stava andando a Damasco quando ebbe l'incontro con Gesù risorto. Ascoltare una messa cattolica o ortodossa nelle regioni assire oggi è ascoltare una lingua estremamente vi#Cina a quella pronunciata da Gesù.

Nel corso del ventesimo secolo, il numero di cristiani nel Medio Oriente è diminuito costantemente. Il sentimento anti-cristiano sorse in Siria dopo la prima guerra mondiale quando il mandato francese usò le forze cristiane per assoggettare una rivolta. Con la fondazione della moderna Siria nel 1946, una forma più militante dell'Islam guadagnò terreno, e questi sentimenti anti-cristiani crebbero. La minaccia fu abbastanza significativa da indurre 250.000 cristiani a lasciare la Siria negli anni '60. Il colpo di stato del 1970 che portò Hafez Assad al potere, tuttavia, portò un po 'più di protezione per i cristiani e altre comunità religiose nel breve termine.
Situazione attuale della comunità cristiana

Nel 2011, le proteste che chiedevano le dimissioni del presidente Bashar al-Assad sono scoppiate in tutta la Siria, provocando una severa repressione delle forze di sicurezza. Alla fine i manifestanti presero le armi e il conflitto si trasformò presto in una vera e propria guerra civile, complicata da divisioni confessionali, poteri regionali e gruppi militanti islamici. I cristiani hanno sofferto durante questo conflitto, a volte per la loro identità religiosa, ma anche come passanti in bombardamenti e attacchi indiscriminati. Dall'inizio del conflitto, le tre principali cattedrali di Aleppo sono state gravemente danneggiate o distrutte, così come tutte le chiese della città di Homs, la terza città più grande della Siria, e una serie di siti storici cristiani. Gruppi di islamisti tra cui Front al-Nusra e ISIS prendono di mira i cristiani, confiscando i loro possedimenti e espellendoli dalle città o, peggio, sottoponendoli a rapimenti, torture o morte. Molti sono stati anche costretti a pagare la jizya, una tassa di voto che è più vi#Cina alla nuda estorsione. I chierici sono stati esplicitamente presi di mira per il rapimento e il martirio.

La presa della città siriana settentrionale di Raqqa nel marzo 2013 da parte di al-Nusra è stata forse il segnale più chiaro della tempesta che si è accumulata per i cristiani. A metà maggio Raqqa divenne la capitale del cosiddetto Califfato dello Stato Islamico. Dei 200.000 abitanti di Raqqa, 3.000 erano cristiani. Molti cristiani sono fuggiti, altri sono stati fatti prigionieri, mentre altri sono stati messi a morte se ritenuti sostenitori del regime di Assad. Alcune chiese furono trasformate in moschee, mentre altre divennero celle. Nella piazza della città sono state erette croci e le vittime hanno appeso la crocifissione, e persino i bambini sono stati torturati e giustiziati. Rapporti di pari brutalità sono tragicamente comuni in altri luoghi.
Risposte alla persecuzione

Il volo è stata la risposta travolgente dei cristiani siriani all'estrema persecuzione che devono affrontare. Nel territorio di opposizione o nelle zone in cui si sono verificati intensi combattimenti, la popolazione cristiana è quasi completamente scomparsa. Ad Aleppo, ad esempio, si stima che la popolazione cristiana sia crollata da 200.000 a 30.000 (meno dell'85%), e che a Homs sia passata da 40.000 a 2.000 (meno del 95%). All'inizio, i cristiani sono fuggiti principalmente dalle condizioni di guerra e non dalla persecuzione esplicita, ma con lo svilupparsi del conflitto, le circostanze sono diventate sempre più ostili ai cristiani. In parte ciò era dovuto alla percezione comune dei cristiani come fedelissimi, anche se non tutti sostengono il regime di Assad e molti si schierano con esso solo come il minore dei due mali. Di quelli che sono fuggiti, alcuni esprimono il desiderio di tornare, ma un'analisi del Washington Institute prevede che, anche se il conflitto dovesse finire oggi, la distruzione economica e infrastrutturale spingerebbe ancora molti a emigrare in Europa.

Alcuni cristiani siriani, tuttavia, hanno scelto una risposta conflittuale alla persecuzione. Nell'ovest e nel nordest della Siria, le milizie cristiane si sono formate per difendere le loro comunità. In gran parte, il loro successo dipende dalla loro vi#Cinanza e dalla volontà di cooperare con le forze curde o con le truppe siriane.
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 AVE MARIA PIENA DI GRAZIA IL SIGNORE è CON TE! “Mene, tekel, peres”: “Mene: YHWH ha computato il tuo regno e vi ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulla bilance e trovato scarso. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 5, 26-28).: burn Satana in Jesus's name, amen. alleluia.. drink your poison made by yourself ] burn Satana in Jesus's name, amen alleluia

#Syria http://ucs.nd.edu/learn/#Syria/ Scholarly Analysis: Christian Responses to #Persecution in #Syria

##Egypt, #Libya, Israel-Palestine, #Gaza, #Iraq, #Syria, #Iran, ##SAUDI #Arabia, #Turkey, #TURKISH-OCCUPIED #CYPRUS

Panel: Findings from the Middle East & North Africa
Moderator: Christian Sahner, #University of Cambridge
Speakers: Joshua Landis, #University of Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
Mariz Tadros, #University of Sussex
Christian Van Gorder, Baylor #University
Christian Demographics

Due to mass emigration caused by #Syria’s civil war, the religious demographics of #Syria are difficult to measure. Nationwide, even before the war, Christians had declined to some 5 to 6 percent of the population due to emigration and lower birth rates (down from 15 percent in 1970), but they are now estimated to make up only about 3 percent of #Syria’s population.
History of the #Syrian Christian Community

Christians have been present in Mesopotamia since the beginning of Christian history. In fact, the book of Acts tells that Saul of Tarsus was on his way to Damascus when he had his encounter with the risen #Jesus. To listen to a Catholic or Orthodox Mass in As#Syrian regions today is to hear a language extremely close to that spoken by #Jesus.

Throughout the twentieth century, the number of Christians in the Middle East has steadily declined. Anti-Christian sentiment rose in #Syria after World War I when the French Mandate used Christian forces to subdue an uprising. With the founding of modern #Syria in 1946, a more militant form of Islam gained ground, and these anti-Christian feelings grew. The threat was significant enough to occasion 250,000 Christians to leave #Syria in the 1960s. The 1970 coup that brought Hafez Assad to power, however, brought a bit more protection for Christians and other religious communities in the short-term.
Current Situation of the Christian Community

In 2011, protests demanding the resignation of President Bashar al-Assad erupted across #Syria, prompting a harsh crackdown from security forces. Protesters eventually took up arms, and the conflict soon devolved into outright civil war, complicated by sectarian divides, regional powers, and Islamist militia groups. Christians have suffered throughout this conflict, at times for their religious identity, but also as bystanders in indiscriminate bombings and attacks. Since the beginning of the conflict, the three main cathedrals of Aleppo have been badly damaged or destroyed, as has every church in the city of Homs, #Syria’s third-largest city, and a number of Christian historical sites. Islamists groups including al-Nusra Front and ISIS target Christians, confiscating their possessions and expelling them from cities or—worse—subjecting them to kidnapping, torture, or death. Many have also been forced to pay jizya, a poll tax that is closer to naked extortion. Clerics have been explicitly targeted for abduction and martyrdom.

The taking of the northern #Syrian city of Raqqa in March 2013 by al-Nusra was perhaps the clearest sign of the gathering storm for Christians. By mid-May, Raqqa became the capital of the so-called Islamic State Caliphate. Of the 200,000 inhabitants of Raqqa, 3,000 were Christian. Many Christians fled, others were taken captive, while others were executed if considered to be supporters of the Assad regime. Some churches were turned into mosques, while others became holding cells. In the city square, crosses were erected and victims hung crucifixion-style, and even children were tortured and executed. Reports of equal brutality are tragically common in other locales.
Responses to #Persecution

Flight has been the overwhelming response of #Syrian Christians to the extreme #Persecution they face. In opposition-held territory or in areas where intense fighting has occurred, the Christian population has almost completely disappeared. In Aleppo, for example, it is estimated that the Christian population has plunged from 200,000 to 30,000 (down 85 percent), and in Homs it has dropped from 40,000 to 2,000 (down 95 percent). At first, Christians primarily fled conditions of war and not explicit #Persecution, but as the conflict developed, circumstances became increasingly hostile to Christians specifically. In part this was due to the common perception of Christians as loyalists, although not all support the Assad regime and many side with it only as the lesser of two evils. Of those who have fled, some express a desire to return, but an analysis by the Washington Institute predicts that even if the conflict were to end today, the economic and infrastructural destruction would still push many to emigrate to Europe.

Some #Syrian Christians, however, have chosen a confrontational response to #Persecution. In the west and northeast of #Syria, Christian militias have formed to defend their communities. In large part, their success depends on their proximity and willingness to cooperate with either Kurdish forces or #Syrian troops. (A history of distrust between As#Syrian Christians and the Kurds means that this does not always happen.) At present, in northern #Syria, the Christian militias known as Sutoro and the MFS (#Syriac Military Council) enjoy support from #Syriac Christians who have emigrated in large numbers over many years to Germany and Sweden.

Some #Syrian Christians have enlisted to fight in the #Syrian Army or have accepted weapons from the government to defend their villages from rebels and Islamists. Armenians and As#Syrians share memories of the late Ottoman Empire genocide which forced their ancestors to take refuge in #Syria, and they have been willing to serve in the #Syrian Army to prevent what they fear could be another genocide. Other As#Syrian and Chaldean Christians in the northeast are more likely to keep their distance from the government and to form their own militia to protect themselves, in part because they do not share the “Arab” ethnicity with many in the government.

Finally, some Christians in #Syria, particularly leadership, have remained with their people and land for as long as possible, effectively choosing martyrdom. One Jesuit priest, Paolo dall’Oglio, ran an interreligious monastery for thirty years and sought to carry out interreligious dialogue during the conflict, but he was exiled by the Government of #Syria after he met with members of the opposition. After nearly a year outside the country, he returned to #Syria but was kidnapped by IS and possibly executed, though his death is unconfirmed.

The #Syrian civil war that began in 2011 has devastated the country, and Christians have suffered throughout this conflict, at times for their religious identity, but also as bystanders in indiscriminate bombings and attacks. Islamists groups including al-Nusra Front and ISIS target Christians, confiscating their possessions and expelling them from cities or—worse—subjecting them to kidnapping, torture, or death. Others have also been forced to pay jizya, a poll tax that is closer to naked extortion. Many Christians have responded to the #Persecution and violence by fleeing the region.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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#Demografia cristiana #Sudanese http://ucs.nd.edu/learn/#Sudan/
Il #Sudan è al 97% musulmano, il 2% tradizionalmente religioso e l'1% cristiano. La comunità cristiana in #Sudan è (dalla creazione del Sud #Sudan nel 2011) abbastanza omogenea, essendo quasi del tutto copta.
Storia della comunità cristiana #Sudanese

La chiesa cristiana copta storicamente fondata (esistita dal 543 dC) è trattata in modo significativamente migliore rispetto ad altre nuove denominazioni cristiane, specialmente quelle che cercano di fare proselitismo. Il cristianesimo era la religione predominante in #Sudan fino all'arrivo dell'Islam nel 600- 700. Tuttavia, i regni cristiani della Nubia prosperarono dal 600 CE al 1172 dC a forza di un trattato robusto e di un accordo commerciale con la monarchia egiziana. Nel 1260, questi regni furono conquistati e saccheggiati dai mamelucchi, che espulsero la maggior parte dei cristiani nel paese. Il cristianesimo sperimentò un altro calo particolarmente pronunciato nell'aderenza alla persecuzione maomista per un decennio alla fine del diciannovesimo secolo. Tuttavia, dal 1898 al 1960 la situazione per i cristiani migliorò un po 'prima che le richieste di islamisti radicali per uno stato più religioso diventassero prevalenti. Dal 1983, con l'implementazione della legge della Sharia, persecuzione e oppressione dei cristiani sono diventati molto più frequenti, e questo modello è continuato fino ai giorni nostri.
Situazione attuale della comunità cristiana

La Chiesa copta è esente dalla tassa di proprietà in quanto è registrata presso il governo, ma queste sono eccezioni a una disposizione generalmente anti-cristiana nella legge #Sudanese. L'apostasia è illegale e punibile con la reclusione o la morte. Il Dipartimento di Stato americano riferisce inoltre che agli orfanotrofi cristiani è stato chiesto di rifiutare orfani e ridurre il numero di orfani sotto la loro custodia; inoltre, i cristiani non hanno avuto alcun ricorso legale quando il loro diritto alla legge di rompere per le preghiere è stato violato dalle autorità sia al lavoro che a scuola.
Un riassunto delle risposte cristiane alla persecuzione in #Sudan

I leader cristiani in #Sudan hanno tentato di coinvolgere il governo #Sudanese, ma, spesso frustrati, sono giunti a concentrare gran parte delle loro energie nel promuovere la consapevolezza della loro difficile situazione tra i cristiani al di fuori del #Sudan, sperando che la pressione internazionale possa essere efficace nel ridurre la persecuzione nazione. Quella persecuzione è sia sponsorizzata dallo stato sia sanzionata dallo stato. A volte è stato violento e mortale, ma il più delle volte avviene attraverso leggi che rendono difficile per i cristiani adorare. Il governo ha demolito chiese a Khartoum per il fatto che non hanno i permessi adeguati o per i vaghi riferimenti all '"interesse pubblico". I cristiani ordinari hanno risposto subendo discriminazioni e molestie e adorando "clandestinità". Alcuni leader cristiani in #Sudan hanno parlato contro la persecuzione e, di conseguenza, arrestato.

Soprattutto dopo la creazione del Sud #Sudan nel 2011, i cristiani in #Sudan hanno dimostrato di essere un comodo capro espiatorio in quanto il governo del #Sudan cerca di incolpare gli altri per i problemi economici del paese (in gran parte gli effetti dei bassi prezzi del petrolio). Con la creazione del Sud #Sudan, i cristiani sono stati ritratti come persone che non appartengono più al #Sudan e come persone che occupano uno spazio prezioso e consumano scarse risorse. Vi sono prove che il governo ha tentato di incoraggiare il nazionalismo basato sulla religione in #Sudan in modo che l'identità religiosa sia equiparata alla cittadinanza. Secondo coloro che sposano questo nazionalismo basato sulla religione, essere veramente #Sudanese significa essere musulmani. Il governo ha pubblicamente negato che i cristiani siano vittime di persecuzioni religiose. Rabie Abdelati, un alto funzionario del partito al Congresso nazionale al governo, commenta: "Tutte le religioni possono praticare la loro fede in totale libertà. Non ci sono restrizioni. "Tuttavia, l'esperienza dei cristiani è diversa. Un cristiano che vive nella regione delle Montagne Nuba, vicino al confine con il Sud #Sudan, ha osservato: "Dovremmo essere cittadini con uguali diritti, ma agli occhi del governo siamo un'entità straniera che cerca di distruggere il #Sudan".

I leader cristiani hanno risposto in vari modi. Alcuni hanno tentato di impegnarsi con il governo dietro le quinte e invocare una maggiore libertà. Ad esempio, nel 2013 un gruppo di leader cristiani ha inviato una lettera privata al presidente Omar Bashir chiedendo che gli oggetti confiscati dalla polizia di una chiesa di Khartoum fossero restituiti e affermando che i cristiani vogliono semplicemente adorare pacificamente in libertà. Altri leader cristiani hanno scelto di parlare apertamente e di criticare apertamente il governo. Ad esempio, il pastore presbiteriano Reverendo Yat Michael è stato arrestato nel dicembre 2014 dopo aver tenuto un sermone in cui ha messo in discussione il trattamento dei cristiani in #Sudan. Un altro leader presbiteriano, il reverendo Peter Yen, è stato arrestato dopo aver inviato una lettera al governo che indagava sullo status del reverendo Michael. Entrambi furono accusati di minare la costituzione
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#Sudan Christian Demographics http://ucs.nd.edu/learn/#Sudan/
#Sudan is 97 percent Muslim, 2 percent traditionally religious and 1 percent Christian. The Christian community in #Sudan is (since the creation of South #Sudan in 2011) fairly homogenous, being almost entirely Coptic.
History of the #Sudanese Christian Community

The historically established Coptic Christian church (it has existed since 543 CE) is treated significantly better than other, newer Christian denominations, especially those seeking to proselytize. Christianity was the predominant religion in #Sudan until the arrival of Islam in the 600s-700s. However, the Christian kingdoms of Nubia prospered from 600 CE-1172 CE by dint of a robust treaty and trading agreement with the ##Egyptian monarchy. In 1260, these kingdoms were conquered and pillaged by the Mamluks, who expelled the majority of Christians in the country. Christianity experienced another particularly pronounced drop in adherence under Mahdist #Persecution for a decade at the end of the nineteenth century. However, from 1898 to 1960 the situation for Christians improved somewhat before the calls by radical Islamists for a more religious state became prevalent. From 1983, with the implementation of Sharia law, #Persecution and oppression of Christians became far more frequent, and this pattern has continued up to the present day.
Current Situation of the Christian Community

The Coptic Church is exempt from property tax as it is registered with the government, but these are exceptions to a generally anti-Christian disposition in #Sudanese law. Apostasy is illegal and punishable either by imprisonment or death. The US State Department further reports that Christian orphanages were asked to refuse male orphans and reduce the number of orphans under their care; furthermore, Christians had no legal recourse when their right by law to break for prayers was violated by authorities either at work or in school.
A Summary of Christian Responses to #Persecution in #Sudan

Christian leaders in #Sudan have attempted to engage #Sudan’s government, but, often frustrated, they have come to focus much of their energy on promoting awareness of their plight among Christians beyond #Sudan, hoping that international pressure may be effective in decreasing the #Persecution experienced in the country. That #Persecution is both state-sponsored and state-sanctioned. It has at times been violent and deadly, but more often than not it takes place via laws that make it difficult for Christians to worship. The government has demolished churches in Khartoum on grounds that they do not have proper permits or because of vague references to the “public interest.” Ordinary Christians have responded by enduring discrimination and harassment and by worshipping “underground.” Some Christian leaders in #Sudan have spoken out against the #Persecution and, as a result, been arrested.

Especially since the creation of South #Sudan in 2011, Christians in #Sudan have proven to be a convenient scapegoat as the government of #Sudan seeks to blame others for the country’s economic woes (largely the effects of low oil prices). With the creation of South #Sudan, Christians have been portrayed as people who no longer belong in #Sudan and as people who occupy valuable space and consume scarce resources. There is evidence that the government has attempted to encourage religion-based nationalism in #Sudan so that religious identity is equated with citizenship. According to those who espouse this religion-based nationalism, to be truly #Sudanese is to be Muslim. The government has publicly denied that Christians are the victims of religious #Persecution. Rabie Abdelati, a senior official in the ruling National Congress Party comments, “All religions can practice their faith in total freedom. There are no restrictions at all.” Yet, the experience of Christians is different. A Christian living in the Nuba Mountains region near the border with South #Sudan noted, “We are supposed to be citizens with equal rights, but in the eyes of the government we are a foreign entity which seeks to destroy #Sudan.”

Christian leaders have responded in a variety of ways. Some have attempted to engage with the government behind the scenes and plead for greater freedom. For example, in 2013 a group of Christian leaders submitted a private letter to President Omar Bashir asking that items confiscated by the police from a church in Khartoum be returned and stating that Christians simply want to peacefully worship in freedom. Other Christian leaders have chosen to speak out and to criticize the government openly. For example, Presbyterian pastor Reverend Yat Michael was arrested in December 2014 after he gave a sermon in which he questioned the treatment of Christians in #Sudan. Another Presbyterian leader, Reverend Peter Yen, was arrested after he sent a letter to the government inquiring into the status of Reverend Michael. They were both charged with undermining the constitutional system, waging war against the state, and espionage. Under pressure from international actors, #Sudan released the two Christian leaders in August 2015. Because many Christian groups and countries applied pressure, it is difficult to determine whose pressure was most effective at winning their release. Nonetheless, it does demonstrate that the #Sudanese government sometimes may be pressured successfully when it comes to the #Persecution of Christians.

Frustrated by efforts to get the government to allow greater religious freedom in #Sudan, Christian leaders have focused on encouraging steadfastness in the face of #Persecution and reaching out to the international Christian community. “The government destroyed our church but we do not have to be afraid,” one Christian leader said. “God will always protect us.” The international Christian community has responded in various ways. The US-based Christian organization, Open Doors, has responded by sponsoring seminars that encourage Christians to endure #Persecution and remain true to their Christian faith. These seminars are called Standing Strong Through the Storm (SSTS) and are designed to equip believers with the spiritual tools to live out their faith in the face of discrimination.

The Coptic Church is exempt from property tax as it is registered with the government, but these are exceptions to a generally anti-Christian disposition in #Sudanese law. Apostasy is illegal and punishable either by imprisonment or death. The US State Department further reports that Christian orphanages were asked to refuse male orphans and reduce the number of orphans under their care; furthermore, Christians had no legal recourse when their right by law to break for prayers was violated by authorities either at work or in school.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

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#Sri #Lanka http://ucs.nd.edu/learn/sri-lanka/ Analisi accademica: risposte cristiane alla persecuzione nello #Sri #Lanka

#India, #Sri #Lanka, #Vietnam, #Laos, #Pakistan, #Indonesia

Panel: risultati dall'Asia meridionale, con il dott. Paul Bhatti, consigliere del Primo ministro del #Pakistan per gli affari delle minoranze
Moderatore: Chad Bauman, Butler #University
Relatori: Robert Hefner, #Università di Boston
James Ponniah, #Università di Madras
Reginald Reimer, esperto di cristianesimo in #Vietnam e #Laos
Sara Singha, Georgetown #University
#Demografia cristiana

Lo #Sri #Lanka è una nazione prevalentemente buddista (70%) di circa 22 milioni di persone, ma i cristiani, insieme a musulmani e indù, costituiscono una minoranza importante. Circa il 7% della popolazione dello #Sri #Lanka è cristiana; all'incirca il 12% degli srilankesi si identifica come indù; circa il 10 percento è musulmano, sebbene alcune statistiche presentino popolazioni cristiane leggermente più grandi o popolazioni indù e musulmane più piccole. Tra i cristiani, la maggior parte - circa l'80 percento - sono cattolici, in gran parte dovuti all'influenza coloniale portoghese. Il resto si identifica come una varietà di gruppi protestanti e altri, ma principalmente questi sono anglicani, insieme a un numero crescente di evangelici, pentecostali e testimoni di Geova. I cristiani si trovano in tutto lo #Sri #Lanka, ma sono concentrati soprattutto nel nord-ovest dell'isola, e attraversano i principali gruppi etnici - singalesi e tamil - all'interno dello #Sri #Lanka.
Storia della comunità cristiana dello #Sri #Lanka

I cristiani potrebbero essere arrivati ​​nello #Sri #Lanka molto prima degli europei, probabilmente come risultato della comunicazione con l'#India, dove si ritiene che l'apostolo Tommaso abbia tentato di diffondere il cristianesimo. Ma la comunità contemporanea, prevalentemente cattolico-cristiana dello #Sri #Lanka, discende dall'influenza coloniale dei portoghesi, che arrivarono in #Sri #Lanka nel 1505 e viaggiavano regolarmente con missionari cattolici. Gli olandesi, i britannici e i portoghesi fecero la fila e abitarono la costa dello #Sri #Lanka fino agli inizi del diciannovesimo secolo, quando gli inglesi ottennero il controllo coloniale dell'intera isola fino all'indipendenza nel 1948. Nel periodo post-coloniale, la guerra civile dello #Sri #Lanka e L'insurrezione tamil ha dominato la vita pubblica. L'insurrezione tamil si opponeva generalmente a un governo a maggioranza buddista, che cercava e ancora cercava di rafforzare il ruolo del buddismo come comunità religiosa favorita. A metà degli anni 2000, i cristiani hanno affrontato una serie di diverse centinaia di attacchi violenti. Dal 2005 al 2015, il governo guidato da Mahindra Rajakasa sembra aver chiuso un occhio su questi attacchi, o forse li ha persino incoraggiati, a causa della sua dipendenza dai forti nazionalisti singalesi (buddisti). La sua sconfitta elettorale, nel gennaio 2015, ha portato alle minoranze dello #Sri #Lanka un significativo grado di speranza.
Situazione attuale della comunità cristiana

La costituzione dello #Sri #Lanka codifica per la libertà religiosa, e il quadro giuridico del paese, anche se dà la priorità al buddismo, generalmente non discrimina attivamente il cristianesimo. Tuttavia, la discriminazione sociale, compresi gli attacchi alle chiese e ai dirigenti della chiesa, era dilagante sotto il regime precedente, in parte a causa della riluttanza ufficiale ad identificare o punire i persecutori. Inoltre, a volte, le autorità locali hanno arbitrariamente limitato la capacità delle chiese di funzionare. Le tensioni sociali derivano in gran parte dal luogo relativamente privilegiato che il buddismo occupa all'interno dello #Sri #Lanka, con monaci buddisti nazionalisti spesso responsabili di attacchi contro i cristiani. La crescita delle denominazioni cristiane evangeliche ha fornito copertura per accuse di conversioni non etiche indotte dai cristiani, che alimentano il sentimento anti-cristiano all'interno dello #Sri #Lanka. Gli attacchi contro i cristiani vengono spesso sotto forma di violenza da mob, come nei casi di una folla di 300 persone che attaccano l'apertura di una chiesa cattolica o di un gruppo di assalitori che tentano di dare fuoco a una casa di preti cristiani (il gruppo si è disperso nella loro scoperta ). Sotto il regime precedente, tali attacchi vennero accolti con speciale impunità per i buddisti a Colombo, dove nel marzo 2013 un gruppo di circa 100 assalitori attaccò i congregati in una chiesa delle Assemblee di Dio, in risposta alla quale la polizia ordinò la cessazione dei servizi ecclesiastici senza perseguire accuse contro gli assalitori. I cristiani, quindi, affrontano occasionali esplosioni di violenza, in particolare i tentativi dei nazionalisti buddisti di eliminare i loro luoghi di culto. In particolare, il governo ha ampiamente omesso di intervenire nonostante i suoi impegni costituzionali nei confronti della libertà religiosa, sebbene i cristiani percepiscano il sostegno ufficiale che i perpetratori di tali crimini ricevuti sotto il precedente regime siano sostanzialmente diminuiti, o addirittura scomparsi completamente, sotto l'attuale regime.
Un riassunto delle risposte cristiane alla persecuzione nello #Sri #Lanka

La costituzione dello #Sri #Lanka offre una protezione moderata della libertà religiosa, ma i nazionalisti buddisti più importanti chiedono che la loro religione sia data in modo speciale
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ #JHWH #holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ #JHWH #holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ #JHWH #holy holy holy ] i am [ #JHWH #holy holy holy ] oh my Israel
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#Sri #Lanka http://ucs.nd.edu/learn/sri-lanka/ Scholarly Analysis: Christian Responses to #Persecution in #Sri #Lanka

#India, #Sri #Lanka, #Vietnam, #Laos, #Pakistan, #Indonesia

Panel: Findings from South Asia, with Dr. Paul Bhatti, Advisor to the Prime Minister of #Pakistan for Minority Affairs
Moderator: Chad Bauman, Butler #University
Speakers: Robert Hefner, Boston #University
James Ponniah, #University of Madras
Reginald Reimer, Expert on Christianity in #Vietnam & #Laos
Sara Singha, Georgetown #University
Christian Demographics

#Sri #Lanka is a predominantly Buddhist (70 percent) nation of roughly 22 million people, but Christians, along with Muslims and Hindus, constitute a major minority. Roughly 7 percent of the population of #Sri #Lanka is Christian; roughly 12 percent of #Sri #Lankans identify as Hindu; roughly 10 percent are Muslim, although some statistics present slightly larger Christian populations or smaller Hindu and Muslim populations. Among Christians, most—roughly 80 percent—are Roman Catholics, largely due to Portuguese colonial influence. The remainder identifies as a variety of Protestant and other groups, but principally these are Anglicans, along with a growing number of evangelicals, Pentecostals, and Jehovah’s Witnesses. Christians are found throughout #Sri #Lanka, but are concentrated especially in the northwest of the island, and cut across major ethnic groups—Sinhalese and Tamil—within #Sri #Lanka.
History of the #Sri #Lankan Christian Community

Christians may have arrived in #Sri #Lanka long before Europeans, possibly as a result of communication with #India, where the Apostle Thomas is believed to have attempted to spread Christianity. But the contemporary—predominantly Catholic—Christian community in #Sri #Lanka descends from the colonial influence of the Portuguese, who arrived in #Sri #Lanka in 1505 and regularly traveled with Catholic missionaries. The Dutch, British, and Portuguese simultaneously plied and inhabited the coastline of #Sri #Lanka through the early nineteenth century, when the British gained colonial control of the whole island until independence in 1948. In the post-colonial period, the #Sri #Lankan Civil War and Tamil insurgency have dominated public life. The Tamil insurgency generally opposed a Buddhist majority government, which sought and still seeks to strengthen the role of Buddhism as a favored religious community. In the mid-2000s, Christians faced a series of several hundred violent attacks. From 2005 until 2015, the government led by Mahindra Rajakasa appears to have turned a blind eye to these attacks, or perhaps even encouraged them, because of his reliance upon the strong of Sinhalese (Buddhist) nationalists. His electoral defeat, in January 2015, has brought #Sri #Lanka’s minorities a significant degree of hope.
Current Situation of the Christian Community

The constitution of #Sri #Lanka encodes religious freedom, and the country’s legal framework, although it prioritizes Buddhism, generally does not actively discriminate against Christianity. However, societal discrimination, including attacks on churches and church leaders, was rampant under the previous regime, in part owing to official reluctance to identify or punish persecutors. In addition, on occasion, local authorities have arbitrarily restricted the ability of churches to function. Social tensions largely stem from the comparatively privileged place Buddhism occupies within #Sri #Lanka, with nationalist Buddhist monks often responsible for attacks against Christians. The growth of evangelical Christian denominations has provided cover for accusations of unethical—induced—conversions conducted by Christians, fanning anti-Christian sentiment within #Sri #Lanka. Attacks against Christians often come in the form of mob violence, as in the cases of a 300 person mob attacking the opening of a Roman Catholic church or a group of assailants attempting to set fire to a Christian priest’s home (the group dispersed upon their discovery). Under the previous regime, such attacks were met with special impunity for Buddhists in Colombo, where in March 2013 a group of roughly 100 assailants attacked congregants in an Assemblies of God Church, in response to which police ordered the cessation of church services without pursuing charges against the assailants. Christians, then, face occasional outburst of violence, particularly attempts by Buddhist nationalists to eliminate their places of worship. Notably, the government has largely failed to intervene despite its constitutional commitments to religious liberty, though Christians perceive the official support the perpetrators of such crimes received under the previous regime to have declined substantially, or even disappeared completely, under the current regime.
A Summary of Christian Responses to #Persecution in #Sri #Lanka

The #Sri #Lankan constitution provides moderate protections of religious freedom, but majoritarian Buddhist nationalists demand that their religion be given special consideration while framing “foreign” religions like Islam and Christianity (the latter particularly despised for its association with colonization and globalization) as a threat to the sovereignty and identity of the nation. #Sri #Lanka’s constitution already reserves a special place for Buddhism, though some Buddhist nationalists would like to see that privilege strengthened and more widely imposed. The state, particularly the army, regularly participates in the blatant Buddhisization of non-Buddhist space.

#Sri #Lanka has considered establishing national laws circumscribing religious conversion that would be used primarily to prevent conversion away from the majority religion. Christians have been falsely charged and imprisoned, prevented from engaging in worship and/or building churches through the imposition of legal or bureaucratic hurdles, physically harassed, beaten, injured, and killed, in hundreds of documented incidents occurring with particular frequency since the end of the twentieth century.

Fortunately, recent elections have brought some hope to Christians in #Sri #Lanka. In January 2015, President Mahinda Rajapaksha—who had subsisted on the strength of Singhalese Buddhist nationalism, which he himself helped produce by engineering and accommodating anti-minority violence—was defeated. Hi successor, Maithripala Sirisena, is widely perceived as a more temperate, inclusive leader, under whose reign the frequency of attacks on Christians has fallen dramatically.

Christians in #Sri #Lanka attempt to address their situation in a variety of ways. For one, they have reduced the visibility and assertiveness of their evangelistic endeavors, and many have shifted their energies towards social service projects. To overcome legal and bureaucratic hurdles preventing their assembly and/or the construction of worship spaces, congregations increasingly meet in homes, or build churches surreptitiously, or secure permission for construction by designating the structures “service centers,” “community halls,” and the like.

Christians have also increased their engagement with people of other faiths, investing more energetically in interfaith dialogue, celebrating non-Christian holidays, adapting elements of other religions into Christian belief and practice, and participating in collaborative, interfaith service and civil space projects with the aim of undermining the allegation that Christian charity is merely a pretext for conversion. #Sri #Lankan Christians have also increased their engagement with the political process, ever more fiercely promoting secular values and defending religious freedom, and advocating both rhetorically and legally for those negatively affected by anti-Christian currents. While skeptics abound, even among Christians, many of these efforts can boast of having improved interfaith relations and the lives of Christians in real and concrete (if often quite local and limited) ways.

The constitution of #Sri #Lanka encodes religious freedom, and the country’s legal framework, although it prioritizes Buddhism, generally does not actively discriminate against Christianity. However, societal discrimination, including attacks on churches and church leaders, was rampant under the previous regime, in part owing to official reluctance to identify or punish persecutors. In addition, on occasion, local authorities have arbitrarily restricted the ability of churches to function. Social tensions largely stem from the comparatively privileged place Buddhism occupies within #Sri #Lanka, with nationalist Buddhist monks often responsible for attacks against Christians.
SHARIAH cannibals #Syria Allah Mecca 666 Kaaba

 in my name UNIUS REI, amen alleluia
 [ #JHWH #holy holy holy ] io sono Colui che sono e che sempre sarò ] [ #JHWH #holy holy holy ] I am who I am and I will always be [ #JHWH #holy holy holy ] i am [ #JHWH #holy holy holy ] oh my Israel
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 AVE MARIA PIENA DI GRAZIA IL SIGNORE è CON TE! “Mene, tekel, peres”: “Mene: YHWH ha computato il tuo regno e vi ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulla bilance e trovato scarso. Peres: il tuo regno è diviso e dato ai medi e ai persiani” (Daniele 5, 26-28).: burn Satana in Jesus's name, amen. alleluia.. drink your poison made by yourself ] burn Satana in Jesus's name, amen alleluia

Ci sarà una maggioranza di governo in Italia?
 17.12.2017(aggiornato 11:16 17.12.2017) Giulietto Chiesa
Per decisione del governo Gentiloni, si andrà a votare il 4 marzo. Tempi microscopici. Velocità senza precedenti. In poco più di due mesi i cittadini, i movimenti, i partiti che volessero partecipare alle elezioni dovrebbero trovare molti soldi per un qualunque tentativo di raggiungere il quorum del 3%.

Dovranno trovare in fretta e furia i loro candidati su tutto il territorio nazionale. Dovranno raccogliere decine di migliaia di firme a sostegno della loro lista. E queste firme dovranno essere "autenticate" da una ridotta serie di funzionari pubblici all'uopo autorizzati.

È subito evidente che gli unici a poter bypassare tutti questi ostacoli sono solo le forze che hanno già un gruppo parlamentare o in Senato. Sono il Partito Democratico di Renzi; Forza Italia di Berlusconi; la Lega di Salvini, e il movimento Cinque Stelle. Si è aggiunto recentemente anche un nuovo, quinto partito, Liberi e Uguali, formato dagli scissionisti "di sinistra" del PD e che ha incoronato suo improbabile leader il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Silvio Berlusconi ha precisato: Ho detto che sono fuori dalla politica intendendo la politica dei professionisti
Ci sono due ousiders esterni e inconciliabili con questa "cinquina". In ordine di apparizione pubblica, si tratta della Lista del Popolo, e di Potere al Popolo. Ma dovranno fare tutta la trafila di cui sopra: impresa quasi titanica. I giochi sono tutti fatti, dunque? Non pare. Per lo meno dopo avere ascoltato Silvio Berlusconi dichiarare che, in caso non ci sia un vincitore, si dovrebbe tornare a votare "entro tre mesi". Nel frattempo ecco il "suggerimento" al Presidente della Repubblica Mattarella a non sciogliere il governo in carica, ricorrendo a Gentiloni per la gestione corrente, fino alle "seconde elezioni".

Strana idea ma significativa: una specie di martello a più usi che dovrebbe picchiare sulla testa di amici e nemici. Chiara ed evidente la paura di Berlusconi (e di Matteo Renzi, in caduta libera) che i 5 Stelle (anche loro in difficoltà, ma meno degli altri) riescano comunque ad assicurarsi il primo posto. Il disgusto verso la politica coinvolge ormai oltre la metà del corpo elettorale: in ogni caso riguarda gli altri partiti più di quanto non riguardi i 5 Stelle.

In tal caso Mattarella, a rigor di termini, dovrebbe incaricare il suo attuale leader, Di Maio, per la formazione di governo. Sarebbero grossi guai per Luigi Di Maio e per il suo movimento, visto che la possibilità di formare una qualunque maggioranza sarà estremamente difficile, per non dire impossibile. Ma anche una tale eventualità preoccupa Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, ormai sdraiati sull'idea (per loro obbligata) di una "grande coalizione". Finire secondo, o addirittura terzo, spaventa entrambi. Da qui esce la proposta di tenersi ben stretto Gentiloni per fargli svolgere il suolo di ponte: dal fallimento dell'elezione di marzo al secondo tentativo di giugno.
Come sfuggire dal governo zootecnico mondiale
Ma la mossa di Berlusconi è stata anche una "martellata" contro Salvini che, non solo vuole fare il premier, ma che ha fretta di intascare la sua posizione di superiorità rispetto a Forza Italia. E da questo scalino vuole andare a trattare lui con Renzi. Infatti Salvini e la Meloni sono scattati come vipere inferocite dopo l'uscita di Silvio. Incerta è la prospettiva di "Liberi e Uguali", che sicuramente toglieranno a Renzi una discreta fetta del suo panettone. Ma che potrebbero poi fargli da stampella di fronte a uno o più pericoli provenienti dal fronte avversario.

Tutto è ancora aperto. E, data l'incertezza assoluta emergente da oltre la metà del corpo elettorale che, stando ai sondaggi, non andrebbe a votare, le sorprese saranno ancora molte. Silvio Berlusconi è ormai anziano, ma la sua percezione del pericolo è rimasta acuta. Gentiloni è la ciambella di salvataggio. Potrebbe però costargli l'alleanza con Salvini. Poi ci sono le incognite come quella della Lista del Popolo. Bastano pochi spostamenti reali per annullare tutti gli scenari di oggi.
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msan.mr 13:44 17.12.2017
 L'Italia ha sempre avuto una maggioranza: la Ue.

 Non deve stupire oggi che ci sarà comunque una continuità nella farsa della politica delle opposizioni, come d'altra parte ovunque in Europa.

 Vogliamo dunque parlare ancora di elezioni?

 Sarebbe come parlare di un treno senza avere i binari e la mappa delle mete!

 La Politica non esiste più e quindi le votazioni sono la messainscena di una casta autoreferenziale e completamente creata dalla Ue-americana!
https://it.sputniknews.com/opinioni/201712175408326-maggioranza-governo-Italia-Gentiloni-votazioni/
 Karamazov
 14:03 17.12.2017
 Suppongo che siano le facce della politica italiana. Sono quelle bambole di pezza fabbricate dai maestri d’oltreoceano? La fabbrica produttrice non è troppo sicura, affidabile e verificata.

 im Yitzhak Kaduri's Messiah
 14:20 17.12.2017 |
 la strategia dei PD Bilberberg gli strozzini Soros Rothschild SpA 666 FED FMI BCE NWO!
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Ci sarà una maggioranza di governo in Italia?
Giulietto Chiesa
Per decisione del governo Gentiloni, si andrà a votare il 4 marzo. Tempi microscopici. Velocità senza precedenti. In poco più di due mesi i cittadini, i movimenti, i partiti che volessero partecipare alle elezioni dovrebbero trovare molti soldi per un qualunque tentativo di raggiungere il quorum del 3%.
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#Pakistan: attacco chiesa Quetta, 7 morti, I feriti sono 25... ovviamente il problema è soltanto quello di IMAM Obama, la LEGA ARABA non potrebbe mai avere un problema shariah!
ISLAMABAD, 17 DIC - Almeno sette persone sono morte e altre 25 sono rimaste ferite oggi in seguito a un attacco di un commando di quattro kamikaze contro la chiesa metodista Bethel Memorial a Quetta, nella provincia pachistana di Balochistan.
 Fonti delle forze di sicurezza hanno indicato che al momento dell'attacco all'interno dell'edificio di culto c'erano almeno 400 persone che seguivano il servizio religioso domenicale.
 Dei quattro kamikaze, due sono morti e altri due sono riusciti a fuggire prima dell'arrivo delle forze speciali pachistane.
 Secondo il ministro dell'Interno del Balochistan, Mir Sarfraz Bugti i militanti, pesantemente armati, hanno tentato di prendere ostaggi all'interno della chiesa, ma non ci sono riusciti. Per il momento nessun gruppo ha rivendicato l'operazione terroristica.

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Arabia #SAUDIta http://ucs.nd.edu/learn/#SAUDI-arabia/ Analisi accademica: risposte cristiane alla persecuzione in Arabia #SAUDIta

#Egitto, #Libia, #SIsraele-Palestina, #Gaza, #Iraq, Siria, #Iran, Arabia #SAUDIta, Turchia, Cipro occupata dai turchi

Panel: risultati dal Medio Oriente e dal Nord Africa
Moderatore: Christian Sahner, #Università di Cambridge
Relatori: Joshua Landis, #Università dell'Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
Mariz Tadros, #Università del Sussex
Christian Van Gorder, Baylor #University
#Demografia cristiana

Oggi, la stragrande maggioranza dei cristiani nel Regno dell'Arabia #SAUDIta (KSA) sono immigrati espatriati dall'Asia meridionale e orientale, in particolare le Filippine. La Chiesa cattolica sostiene che questi espatriati fanno dell'Arabia #SAUDIta la seconda nazione cattolica in Medio Oriente con circa 1,5 milioni di cattolici. Altre affermazioni sono che ci sono ben 3,5 milioni di lavoratori cristiani nella KSA.
Storia della comunità cristiana

Il cristianesimo arrivò nella penisola arabica nel primo secolo e vi ebbe una presenza significativa (particolarmente nell'Arabia meridionale) prima dell'ascesa dell'Islam. La maggior parte dei cristiani arabi ha lasciato la penisola dopo l'ascesa dell'Islam, ma il cristianesimo è tornato nella regione nel diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo attraverso gli sforzi di missioni, ospedali missionari e centri educativi.
Situazione attuale della comunità cristiana

La KSA è una monarchia religiosa - con oltre 70.000 masjid - e afferma di essere una nazione puramente salafita e teocratica; tutti i cittadini devono essere musulmani. I sostenitori dei diritti umani affermano che "la libertà di religione non esiste in Arabia #SAUDIta" e il KSA è al secondo posto in un recente Forum del Pew Research Center che studia l'oppressione religiosa sponsorizzata dallo stato. Ma, prevedibilmente, i #SAUDIti respingono tali accuse.

I migranti cristiani espatriati di KSA affrontano molte prove. I loro servizi e le loro case vengono frequentemente fatti irruzione, e i funzionari musulmani considerano ogni attività religiosa altamente sospetta, persino offensiva. Ciò include celebrare le vacanze come Natale e indossare una croce visibilmente. In uno strano incidente, un giocatore colombiano in visita è stato arrestato per i suoi tatuaggi religiosi visibili, che includevano il volto di Gesù. Quando un espatriato maledisse il suo autista #SAUDIta usando il nome di Cristo, fu arrestato perché "l'uso della parola" Cristo "equivaleva a una preghiera pubblica." Mentre ci sono un certo numero di chiese cristiane funzionanti nella KSA tra gli espatriati, non è permesso loro essere visibile I musulmani che si convertono al cristianesimo affrontano il più grande pericolo. Un certo numero di "cristiani segreti" di origini musulmane si incontrano per studiare cosa dice la Bibbia sulla persecuzione. In un caso ampiamente pubblicizzato, una donna fu assassinata dalla sua famiglia quando scoprirono che era diventata cristiana.
Risposte alla persecuzione

La maggior parte dei problemi che i cristiani affrontano in Arabia #SAUDIta non sono nuovi e, di conseguenza, le strategie di coping a lungo termine sono state sperimentate nel corso dei secoli. Invece di cercare di adattarsi a pressioni sempre mutevoli, coloro che decidono di non fuggire hanno trovato stabilità e ordine nella convinzione centrale che Dio ha il controllo. I cristiani nella KSA non sono sorpresi dalle difficoltà e basano la loro risposta alla persecuzione in un quadro teologico che considera la tribolazione come parte integrante della loro salute spirituale.

La principale reazione dei cristiani alla persecuzione è di evitare di attirare l'attenzione su di sé. In quanto tali, praticano la loro fede in silenzio e spesso mantengono il segreto. Molti addirittura rinunciano alla loro fede pubblicamente pur mantenendo una convinzione privata nei loro cuori. Questo approccio aiuta i cristiani ad evitare un senso paralizzante di impotenza offrendo un livello di disimpegno dal trauma senza fine della repressione. Allo stesso modo, la maggior parte dei cristiani evita il proselitismo di qualsiasi tipo.

Anche i cristiani evitano accuratamente di criticare il governo o di esprimere odio verso gli oppressori, invece di vivere il messaggio di "rendere a Cesare le cose che appartengono a Cesare". A causa del loro intrinseco sospetto culturale, devono provare oltre ogni dubbio che non sono agenti della politica occidentale obiettivi. In quanto tali, evitano ogni dibattito politico che potrebbe sembrare evocare il secolarismo o opporsi a idee che il governo sostiene con enfasi. Per sopravvivere, i cristiani accettano senza dubbio l'assunto dei loro vicini che "l'Islam deve governare"

Infine, i cristiani nel KSA impiegano anche strategie di linguaggio quando si tratta di persecuzione. Poiché l'arabo è la lingua del Corano, i cristiani evitano di offendere i musulmani conducendo servizi esclusivamente in lingue diverse dall'arabo. La maggior parte dei cristiani nel KSA sono comunque non nativi, ma i pochi cristiani arabi indigeni usano solo "arabo standard moderno" e raramente "arabo coranico" formale nelle loro devozioni.

Il Regno dell'Arabia #SAUDIta (KSA) è una monarchia religiosa e afferma di essere una nazione puramente salafita e teocratica. Tutti i cittadini devono essere musulmani. Anche se il cristianesimo ha avuto una volta una presenza significativa nella penisola arabica

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##SAUDI #Arabia http://ucs.nd.edu/learn/#SAUDI-arabia/ Scholarly Analysis: Christian Responses to #Persecution in ##SAUDI #Arabia

##Egypt, #Libya, Israel-Palestine, #Gaza, #Iraq, #Syria, #Iran, ##SAUDI #Arabia, #Turkey, #TURKISH-OCCUPIED #CYPRUS

Panel: Findings from the Middle East & North Africa
Moderator: Christian Sahner, #University of Cambridge
Speakers: Joshua Landis, #University of Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
Mariz Tadros, #University of Sussex
Christian Van Gorder, Baylor #University
Christian Demographics

Today, the vast majority of Christians in the Kingdom of ##SAUDI #Arabia (KSA) are expatriate migrants from South and East Asia, especially the Philippines. The Catholic Church claims that these expatriates make ##SAUDI #Arabia the second largest Catholic nation in the Middle East with an estimated 1.5 million Catholics. Still other claims are that there are as many as 3.5 million Christian workers in the KSA.
History of the Christian Community

Christianity came to the Arabian Peninsula in the first century and had a significant presence there (particularly in Southern Arabia) before the rise of Islam. Most Arab Christians left the peninsula after the rise of Islam, but Christianity returned to the region in the nineteenth and the early twentieth centuries through the efforts of missions, missionary hospitals, and educational centers.
Current Situation of the Christian Community

The KSA is a religious monarchy—with over 70,000 masjids—and claims to be a purely Salafist and theocratic nation; all citizens must be Muslims. Human rights advocates claim that “freedom of religion does not exist in ##SAUDI #Arabia,” and the KSA is ranked number two in a recent Pew Research Center Forum that #Studies state-sponsored religious oppression. But, predictably, #SAUDIs reject such charges.

The expatriate Christian migrants of KSA face many trials. Their services and homes are frequently raided, and Muslim officials consider any religious activity highly suspicious, even offensive. This includes celebrating holidays like Christmas and visibly wearing a cross. In one odd incident, a visiting Colombian soccer player was arrested for his visible religious tattoos, which included the face of #Jesus. When one expatriate cursed his #SAUDI driver using Christ’s name, he was arrested because “the use of the word ‘Christ’ amounted to a public prayer.” While there are a number of functioning Christian churches in the KSA among expatriates, they are not allowed to be visible. Muslims who convert to Christianity face the greatest danger. A number of “secret Christians” of Muslim background meet to study what the Bible says about #Persecution. In one widely publicized case, a woman was murdered by her family once they discovered she had become a Christian.
Responses to #Persecution

Most of the problems Christians face in ##SAUDI #Arabia are not new, and, as a result, long-term coping strategies have been tried and tested over the centuries. Instead of trying to adapt to ever-changing pressures, those who decide not to flee have found stability and order in the central conviction that God is in control. Christians in the KSA are not surprised by difficulties and base their response to #Persecution in a theological framework that regards tribulation as integral to their spiritual health.

Christians’ primary reaction to #Persecution is to avoid drawing attention to themselves. As such, they practice their faith quietly and often keep it secret. Many even renounce their faith publicly while retaining a private conviction in their hearts. This approach helps Christians avoid a numbing sense of powerlessness by offering a level of disengagement from the unending trauma of repression. Similarly, most Christians avoid proselytism of any kind.

Christians also carefully avoid criticizing the government or expressing hatred toward oppressors, instead living out the message of “rendering unto Caesar the things that belong to Caesar.” Because of inherent cultural suspicion, they must prove beyond question that they are not agents of Western political goals. As such, they avoid all political debate that might seem to evoke secularism or to oppose ideas that the government emphatically supports. In order to survive, Christians accept without question the assumption held by their neighbors that “Islam must rule”

Finally, Christians in the KSA also employ strategies of language when dealing with #Persecution. Since Arabic is the language of the Qur’an, Christians avoid offending Muslims by conducting services exclusively in languages other than Arabic. Most Christians in the KSA are non-native anyway, but the few indigenous Arab Christians use only “Modern Standard Arabic” and rarely formal “Qur’anic Arabic” in their devotions.

The Kingdom of ##SAUDI #Arabia (KSA) is a religious monarchy and claims to be a purely Salafist and theocratic nation. All citizens must be Muslims. Although Christianity once had a significant presence in the Arabian Peninsula, today, the vast majority of Christians in the KSA are expatriate migrants from South and East Asia, especially the Philippines. Human rights advocates claim that freedom of religion does not exist in ##SAUDI #Arabia, and the nation is ranked number two in a recent Pew Research Center Forum that #Studies state-sponsored religious oppression. Christian services and homes are frequently raided, and Muslim officials consider any religious activity highly suspicious, even offensive.

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Analisi accademica: risposte cristiane alla persecuzione a #Gaza
#Egitto, #Libia, #SIsraele-Palestina, #Iraq, Siria, #Iran, Arabia #SAUDIta, Turchia, Cipro occupata dai turchi
Panel: risultati dal Medio Oriente e dal Nord Africa
Moderatore: Christian Sahner, #Università di Cambridge
Relatori: Joshua Landis, #Università dell'Oklahoma
Elizabeth Prodromou, Tufts #University
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è un fenomeno strano che la LEGA ARABA shariah sia strapiena di malati mentali e maniaci sessuali come Erdogan! Un arresto per uccisione diplomatica Gb. Si indaga per crimine comune, non politico.





lorenzojhwh Unius KING the LEVIATHAN
Blu Skay eih
https://www.youtube.com/channel/UC99HZj4UH0sIlU8uedLuZPg tu riesci a leggere i miei commenti oppure in youtube mi hanno trasformato in una persona invisibile? il fatto che MAURO Biglino dice di essere ignorante in teologia, questa affermazione gli costerà cara, perché lui ridicolizza ogni teologia! e per quale motivo gli angeli si sono ribellati a Dio? perché, Dio JHWH ha deciso di dare agli uomini la natura divina, ma non agli angeli! quindi i demoni incarnati (aliens abduction SpA Corporation FMI BM NWO ) attraverso una operazione OGM hanno creato Adamo ed Eva per umiliare e sfidare Dio? .. è una ipotesi più che possibile.. no anzi, è la sola ipotesi possibile! Quindi Dio ha accettato la sfida e si è incarnato nella Immacolata Concezione per vincere questa sfida e liberare tutto il genere umano! Non sono forse stati umiliati e sconfitti tutti gli Eloim di Biglino il satanista anche da Unius REI?
https://youtu.be/JFuSWgQ1O2w






lorenzojhwh Unius KING the LEVIATHAN
1-50 di 1886 ] Israele e la truffa del Messia [ Bin Salman ] a Mecca 666 Kaaba? una sola macelleria! .. se ti uccido? niente di personale!
http://uniusreiorwarw666imf.blogspot.com/2017/12/israele-e-la-truffa-del-messia.html






lorenzojhwh Unius KING the LEVIATHAN
Bin Salman ] che ti devo dire [ quei gaglioffi dei Farisei amano così tanto il loro Messiah che sono andati a prenderlo con la banda!





lorenzojhwh Unius KING the LEVIATHAN
Bin Salman ] il problema di Israele è che mi vuole solo per se... il mio problema è che io disintegro i massoni come lui: all'INFERNO!





lorenzojhwh Unius KING the LEVIATHAN
INDIA, bisogna condannare INDIA a embargo totale! La Chiesa indiana condanna l’attacco a seminaristi e sacerdoti in Madhya Pradesh A Satna i cattolici sono stati tenuti in ostaggio dai fondamentalisti indù. Mons. Mascarenhas: “L’accusa di conversione forzata contro di loro è vuota e ridicola”. “È tempo di andare oltre le parole e le promesse”. “Terroristi indù si travestono da polizia religiosa”. New Delhi (AsiaNews) – La Chiesa cattolica dell’India condanna l’aggressione subita da 30 seminaristi e due sacerdoti in Madhya Pradesh, fermati da fondamentalisti indù e tenuti in ostaggio nella stazione di polizia di Satna per diverse ore. In una nota diffusa da mons. Theodore Mascarenhas, segretario generale della Conferenza episcopale indiana (Cbci), i vescovi esprimono “sgomento, dolore e sofferenza per la violenza ingiustificata perpetrata contro i cattolici” e denunciano che negli ultimi mesi nello Stato indiano “si sono verificati altri episodi di molestia contro la Chiesa cattolica”. Mons. Mascarenhas lamenta che sacerdoti e seminaristi del St. Ephrem’s Theological College sono stati bloccati da un gruppo di estremisti indù mentre “erano impegnati in un programma abituale di canti di Natale, che si svolge da 30 anni”. “Ciò che è ancora più scioccante – continua – è che sono stati messi in custodia anche otto sacerdoti che si erano recati alla stazione per avere notizie degli arrestati. Al di fuori della stazione, la situazione era diventata così ostile che persino coloro che volevano solo far visita ai detenuti non hanno avuto il permesso di vederli”. Secondo il segretario della Cbci, “l’accusa di conversione [forzata] rivolta a sacerdoti e seminaristi è vuota e ridicola. È vergognosa la violenza perpetrata da gruppi che reclamano di essere ‘nazionalisti’ e si mettono addosso il mantello di protettori del ‘nazionalismo’ e della ‘religione’. È disgustosa e orribile la complicità della polizia che ha arrestato i seminaristi ed è rimasta inerme mentre essi e i sacerdoti venivano aggrediti. Tale abuso della forza poliziesca e infrangimento dell’ordine pubblico non è tollerabile in una democrazia e in una società civilizzata”. “La Conferenza episcopale indiana condanna il comportamento di questi scagnozzi che hanno anche incendiato una macchina dei sacerdoti. Tutti gli indiani perbene proveranno vergogna per questi terroristi che si travestono da ‘polizia religiosa’. Siamo certi che essi non parlano a nome dei nostri fratelli indù aperti di mente e amanti della pace”. http://www.asianews.it/notizie-it/La-Chiesa-indiana-condanna-l%E2%80%99attacco-a-seminaristi-e-sacerdoti-in-Madhya-Pradesh-42600.html Mons. Mascarenhas sottolinea la gravità di quanto accaduto, a pochi giorni da quanto affermato dal vice-presidente indiano durante lo scambio degli auguri di Natale con i vescovi, che aveva lodato il contributo dei cattolici per lo sviluppo della nazione. Il segretario ricorda altri episodi di intolleranza verso le minoranze religiose, come i linciaggi dei musulmani puniti per il consumo e il commercio di carne di vacca. “Le azioni dei vigilanti delle vacche non fanno onore alla nostra democratica nazione che ha una lunga tradizione di civiltà e coesistenza armoniosa”. “È tempo di andare oltre le parole e le promesse. La violenza è pericolosa”, continua la nota. “Facciamo appello a tutta la leadership politica, al centro come negli Stati, affinchè ripristini l’ordine pubblico e agisca in modo severo contro i criminali che infamano il lavoro dei leader che vogliono portare la pace e lo sviluppo tra la nostra gente. Questi elementi, finora rimasti ai margini, non possono guadagnare il centro della scena. La comunità cristiana è riconosciuta dai capi politici e sociali ad ogni livello come ‘una comunità che ama la pace’ e che lavora con ogni governo centrale e statale impegnandosi a costruire la nazione. Continueremo a farlo. Ma è giunto il momento per i nostri leader di andare oltre le promesse e assicurare che ogni cittadino indiano possa vivere senza paura, con rispetto e dignità”.





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bisogna condannare INDIA a embargo totale! 15/12/2017 08:45:00 INDIA Madhya Pradesh, pericolosi canti di Natale: 30 seminaristi e due sacerdoti tenuti in ostaggio I cristiani fermati ieri a Satna. La loro auto è stata bruciata. Come ogni anno, volevano raggiungere un villaggio sperduto per eseguire dei canti natalizi. 15/06/2017 08:52:00 INDIA Cristiani del Madhya Pradesh: giustizia per la suora arrestata con false accuse di conversioni forzate Suor Bina Joseph è “traumatizzata”. La religiosa rinchiusa per 12 ore insieme a quattro ragazze tribali. L’arcidiocesi di Bhopal presenta un esposto al capo delle ferrovie statali. Le donne si trovano nel Centro pastorale. Vice provinciale delle carmelitane: “Continueremo a servire i poveri”. 09/10/2017 12:03:00 INDIA Vescovi cattolici condannano il rogo di divinità indù nel Mizoram: è fondamentalismo Giovani cristiani protestanti hanno appiccato il fuoco contro immagini delle divinità e la bandiera indiana. Mons. Mascarenhas: “Siamo scioccati per il fatto che qualcuno possa mostrare mancanza di rispetto nei confronti di un’altra religione in nome di Cristo”. “La religione è un mezzo per costruire ponti”. 14/06/2017 10:15:00 INDIA Madhya Pradesh, una suora arrestata (e rilasciata) per ‘conversioni forzate’ Suor Bina Joseph e quattro ragazze rimaste in custodia della polizia ferroviaria per 12 ore. Rilasciate dopo l’interrogatorio. La denuncia da parte dei giovani fondamentalisti indù del Bajrang Dal e Matrushakti. Vescovo di Bhopal: “L’atteggiamento degli agenti è da condannare”. 26/04/2017 12:02:00 INDIA Madhya Pradesh: dopo otto anni, vescovo assolto dall’accusa di conversione forzata Mons. Mathew Vaniakizhakkel è il vescovo emerito di Satna. Insieme a cinque cattolici, nel 2009 egli è stato denunciato per conversione, cospirazione e disturbo della pace tra le religioni. L’accusatore poi si è pentito e ha chiesto perdono. Leader cristiano: “La legge anticonversione è uno strumento per molestare i cristiani”.






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ciao Biglino! .. non sono un carismatico.. io sono soltanto un metafisico..





lorenzojhwh Unius KING the LEVIATHAN
Gaza rocket smashes into Israeli town near border, damaging home... PERCHè nessuno si insospettisce del MALIGNO pacifismo degli israeliani.. tutti i detrattori degli israeliani, avrebbero tutti avuto, delle reazioni assai più letali! Erdogan per quello che ha fatto in Siria e che fa ai Curdi? lui non dovrebbe neanche fiatare! .. e questo lo sanno tutti Mohammed ha faccia da culo! No injuries reported as two missiles fired at southern Israel, latest in upswing of attacks amid rise in tensions with Palestinian enclave


Secondo un sondaggio della comunità cristiana nella striscia di #Gaza intrapresa dall'YMCA nel marzo 2014, a #Gaza c'erano solo 1.313 individui cristiani, meno dello 0,09% della popolazione di 1,5 milioni di #Gaza (meno dell'1% nel 1945). L'ottantanove per cento della popolazione cristiana di #Gaza sono greco-ortodossi, mentre il 9,3 per cento sono cattolici latini e l'1,52 per cento appartiene a battisti e altre denominazioni protestanti. I numeri in calo sono dovuti a un livello estremamente alto di emigrazione e a tassi di natalità più bassi.
Storia della comunità cristiana di #Gaza

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